1^ canto dell’Inferno
Le tre fiere
Sulla piaggia diserta. Il poeta narra: “Dopo che lasciato riposare un poco il corpo stanco, mi avviai di nuovo per il pendio solitario, sicché il piede saldo era di continuo il più basso. Ed ecco, quasi al principiare della salita, una lonza agile e molto veloce, che era coperta di pelo screziato; e non mi si allontanava dalla vista, e per di più ostacolava tanto il mio camminare, che mi volsi più volte per ritornare indietro.
“Era l’inizio del mattino, e il sole si muoveva verso l’alto con quelle stelle che erano con lui quando l’Amore divino mosse per la prima volta quelle belle cose create; sicché la prima ora del giorno e la mite stagione mi erano causa di sperare in modo conveniente riguardo a quella fiera dalla pelliccia screziata; ma non così che non mi arrecasse la paura l’aspetto di un leone che mi apparve.
“Questi sembrava che venisse contro di me con la testa eretta e con una fame rabbiosa, sicché avevo l’impressione che ne vibrasse l’aria. E una lupa, che sembrava oppressa nella sua magrezza da tutti i bestiali appetiti di mangiare, e costrinse già molte persone a vivere infelici, mi diede tanta angoscia con la minaccia che si generava dal suo aspetto, che io persi la speranza di raggiungere il culmine del colle”.
Fin qui il racconto in prosa poetica, assecondandone l’andamento letterario. Ma qui preme piuttosto indagare sul significato allegorico dello stesso, di certo più intrigante. Nei primi commentatori della Commedia fu possibile registrare un’unità di intenti nell’associare le tre fiere ai tre vizi capitali della lussuria, della superbia e della cupidigia. I commentatori più vicini a noi, invece, si sono divisi tra due filoni interpretativi. Il primo vuole le tre fiere assurgere a simbolo delle tre faville di cui parla il goloso Ciacco (anche se qui il dannato cita l’invidia in luogo dell’avarizia). L’altro vuole la lonza come simbolo di Firenze, mentre il leone e la lupa come simboli rispettivamente della casata reale di Francia e della Curia romana.
© ED ECCO, QUASI AL COMINCIAR DE L’ERTA
Fonte: Enciclopedia dantesca, Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, Roma, 1970
Così grandiosa la poesia e così bravo Carlo a renderla comprensibile a tutti. Grazie, riscopro un piacere che credevo di avere perduto
"Mi piace""Mi piace"
OK, Carlo. Continua così.
"Mi piace""Mi piace"
Molto bella
"Mi piace""Mi piace"