Disciolse il mostro, e trassel per la selva

32^ canto del Purgatorio

L’aquila, la volpe, il drago, la mutazione del carro, la meretrice e il gigante

Nel Paradiso terrestre. Il poeta narra: “Non scese mai con un movimento così veloce un fulmine che esca da una densa nuvola, quando cade da quella regione dell’atmosfera che è la più lontana dalla Terra, come io vidi l’uccello sacro a Giove che si precipitava dall’alto sull’albero, spezzando la corteccia, oltre che i fiori e le foglie appena spuntate; e colpì il carro violentemente; per cui esso s’inclinò comeuna nave in un fortunale, sopraffatta delle onde, una volta da una parte, una volta dall’altra.

“In seguito vidi scagliarsi contro la cassa del carro trionfale una volpe che sembrava digiuna di ogni cibo gradito al gusto; ma, biasimandola dei suoi turpi peccati, la donna mia la costrinse a una fuga tanto rapida quanto glielo permise la sua magrezza. Dopo per di là da dov’era giunta prima, vidi l’aquila scendere giù nel fondo del carro lasciandolo coperto delle sue penne; e quale prorompe dal cuore che si duole, tale voce uscì dal cielo e in tal modo disse: «O navicella mia, come ti sei colmata di merce corrotta!».

“Poi mi sembrò che il suolo si spalancasse tra ambedue le ruote, e vidi uscirne un dragone che conficcò la coda nel fondo del carro; e come una vespa che ritrae il pungiglione, avvicinando a sé la coda armata di punta, portò via con sé una parte del fondo, e se ne andò con un moto serpeggiante. Quello che rimase, come un fertile terreno dalla gramigna, si ricoprì delle penne, lasciate forse con un intendimento onesto e buono, e ne furono ricoperte sia l’una sia l’altra ruota e il timone, in un tempo minore di quello che la bocca resta aperta per un sospiro.

“Così mutato il carro santo mise fuori teste dalle sue parti, tre sopra il timone e una in ogni angolo. Le prime erano provviste di corna come quelle di un bue, ma le quattro avevano un unico corno in fronte: un simile mostro ancora non fu mai visto. Consapevole della propria forza, come una fortezza in un alto monte, mi apparve sedere proprio sopra una meretrice discinta con lo sguardo impudico e mobile; e come a vigilarla affinché nessuno gliela rapisse, vidi un gigante levato in piedi di lato a lei; e talora si baciavano insieme. Ma poiché volse a me l’occhio concupiscente e irrequieto, quel crudele ganzo la percosse col flagello da capo a piedi; poi, sospettoso e inasprito dal furore, lasciò libero il mostro, e lo trascinò per la selva, tanto che si servì solo di essa come schermo alla meretrice e al mostro mai più visto”.

© DISCIOLSE IL MOSTRO, E TRASSEL PER LA SELVA

Fonte: Enciclopedia dantesca, Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, Roma, 1970

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