Donna è gentil nel ciel che si compiange

v.m. blog

2^ canto dell’Inferno. Al centro.

‘Ora vai, e con la tua eloquenza e con ciò che è necessario alla sua salvezza, aiutalo così che ne sia confortata. Io che ti faccio andare sono Beatrice; provengo dal luogo dove desidero tornare; m’ispirò l’amore divino, che mi fa parlare. Quando sarò al cospetto del mio Signore, spesso dirò le tue lodi a Lui’. A quel punto smise parlare, e poi cominciai io: ‘O signora della virtù la sola per opera della quale l’umanità supera in eccellenza ogni cosa contenuta da quel cielo che ha piccoli i suoi giri, il tuo comando mi è tanto gradito, che l’ubbidire, se già fosse, mi parrebbe in là col tempo; a te non occorre altro che dichiararmi il tuo desiderio. Ma dimmi la causa per cui non ti astieni dallo scendere quaggiù in questa parte centrale della terra dall’ampio luogo dove tu brami tornare’.

‘Dal momento che tu desideri conoscere tanto addentro, ti dirò in breve’, mi rispose, ‘perché non temo di venire qua dentro. Si devono temere solo quelle cose che hanno la possibilità di danneggiare l’uomo; le altre no, perché non fanno paura. Sono creata da Dio, per sua grazia, tale, che l’infelicità dei dannati non mi fa male, né mi può prendere in possesso la fiamma di questo fuoco. Nell’Empireo vi è una donna nobile che si duole per questo ostacolo verso cui io t’invio, così che infrange lassù il severo decreto divino.

Da leggere: Lucia, nimica di ciascun crudele del 30.10.2015

  

Tal mi fece la bestia sanza pace

la lupa

1^ canto dell’Inferno.

Era la prima ora del mattino, e il sole si muoveva verso l’alto con quella costellazione che era con lui quando Dio mise in movimento per la prima volta le stelle; sicché mi davano motivo per sperare in modo conveniente riguardo a quella bestia dalla pelliccia screziata l’ora mattutina e la primavera; ma non così che non mi arrecasse la paura la sembianza di un leone che mi si manifestò.

Questi pareva che mi venisse incontro con la testa eretta e con una fame da far diventare irosi, sicché mi sembrava che lʼaria ne tremasse. Ed una lupa, che sembrava oppressa da tutti i segni dell’avidità nella sua magrezza, e fece già vivere infelici molte persone, mi turbò tanto con la paurosa minaccia che nasceva dal suo aspetto, che io persi la speranza di raggiungere la vetta del colle.

E com’è quegli che di buona voglia accumula ricchezze, e arriva il momento che gli fa perdere il profitto, che soffre e si rattrista in tutti i suoi pensieri; così mi mutò la fiera irrequieta, che, incalzandomi, gradualmente mi risospingeva là dove c’è l’oscurità. Frattanto che precipitavo a valle, mi si offrì allo sguardo uno che appariva indistinto per il pendio non illuminato. Quando vidi costui nel solitario pendio, lo implorai: “Abbi pietà di me, chiunque tu sia, o mera apparenza o uomo vero!”.

Mi rispose: “Non sono un uomo, un uomo già lo fui, e i miei genitori furono dell’Italia settentrionale, ambedue mantovani quanto alla città di origine. Venni al mondo ai tempi di Cesare, quantunque fosse dopo il tempo conveniente, e vissi a Roma durante il principato del valente Augusto nel tempo degli dèi pagani. Fui poeta, e composi unopera su quel giusto figliolo di Anchise che venne da Troia, dopo che la superba Ilio fu bruciata. Ma tu perché ritorni verso tanta angoscia? perché non ascendi il dilettevole colle che è inizio e causa di ogni gioia?”.

Incontanente intesi e certo fui

ignavi blog

3^ canto dell’Inferno. Al centro.

E io, che rivolsi nuovamente lo sguardo, vidi una bandiera che andando in tondo si muoveva tanto rapida, che mi appariva sdegnosa di ogni pausa; e la seguiva una fila così lunga di anime, che non avrei pensato che la morte ne avesse distrutte tante. Dopo che io ne ebbi riconosciuto qualcuno, vidi e riconobbi l’ombra di colui che fece per codardia la grande rinuncia.

Immediatamente compresi e fui sicuro che questa era la schiera dei vili, invisi a Dio e ai suoi avversari. Questi esseri ignobili, che non hanno mai vissuto del tutto, erano nudi e punti continuamente dai mosconi e dalle vespe che erano lì. Gli insetti striavano loro il viso di sangue, che, fuso con le lacrime, era messo insieme ai loro piedi da vermi ripugnanti.

E dopo che mi dedicai con zelo a guardare più avanti, vidi anime presso la riva di un grande fiume; e perciò io dissi: “Maestro, ora consentimi che apprenda chi sono, e quale usanza le fa apparire così ansiose di andare da una parte all’altra, come vedo con difficoltà attraverso la debole luce”.

Da leggere: Quando noi fermerem li nostri passi del 06.10.2015