E verso noi volar furon sentiti

13^ canto del Purgatorio

Gli esempi di carità

Nella seconda cornice del Purgatorio. Il poeta narra: “Quanto spazio si valuta in Terra per un miglio, tanto noi eravamo già avanzati su quel ripiano, in breve, per via del desiderio urgente; ed ecco si sentirono volare verso di noi, tuttavia non visti, spiriti che dicevano gentili esortazioni al convito della carità. La prima voce che passò in volo disse in tono alto ‘Non hanno vino’, e l’andò ripetendo dietro a noi. E prima che cessasse completamente di farsi udire per essersi allontanata, un’altra passò gridando ‘Sono Oreste’, e non si fermò ugualmente.

“«Oh!», io dissi, «padre, quali parole sono queste?». E quando io lo domandai, ecco la terza dicendo: ‘Amate quello da cui aveste il torto’.

“E il buon maestro: «Questo ripiano punisce il peccato dell’invidia, e perciò gli esempi che stimolano alla virtù contraria sono derivati dalla carità. Il freno deve essere dato con voci che ricordano esempi opposti; penso che le udirai, quanto al mio parere, prima che arrivi al varco del perdono. Ma scruta l’aria assai fissamente, e vedrai spiriti star seduti davanti a noi, e ciascuno è seduto lungo il dorso roccioso del monte».

“Quindi guardai con attenzione più che prima; guardai davanti a me, e vidi ombre con mantelli non differenti dalla pietra riguardo al colore. E dopo che fummo un poco più avanti, udii invocare: ‘Maria, prega per noi’: invocare ‘Michele’ e ‘Pietro’ e ‘Tutti i santi’. Non credo che ci sia oggi in Terra uno così insensibile, che non fosse afflitto per pietà di quello che poi vidi; perché, quando fui arrivato così vicino a loro, che i loro modi mi pervenivano chiari, mi furono spremute dagli occhi lacrime moleste”.

© E VERSO NOI VOLAR FURON SENTITI

Fonte: Enciclopedia dantesca, Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, Roma, 1970

Trovai pur sei le lettere che ‘ncise

12^ canto del Purgatorio

Sette P meno una

Nella prima cornice del Purgatorio. Il poeta narra: “Mentre noi volgevamo lì le nostre persone, voci cantarono così ‘Beati i poveri di spirito!’, che la lingua umana non lo descriverebbe. Ahi quanto sono differenti le vie d’accesso da quelle infernali! perché lì si entra con i canti, e nell’Inferno coni lamenti crudeli. Salivamo già per gli scalini della santa scala, e avevo l’impressione di essere molto più leggero di quanto ritenessi di essere prima lungo il ripiano.

“E io: «Maestro, di’, quale cosa pesante mi è stata tolta, che, andando, quasi nessuna fatica avverto?».

“Rispose: «Quando le P che sono rimaste ancora quasi svanite nella fronte tua, saranno completamente cancellate, come la prima di esse, i tuoi piedi saranno così governati dalla disposizione della volontà al bene, che non soltanto non avvertiranno più la fatica, ma sarà per loro un piacere essere spinti a salire».

“Quindi io feci come coloro che camminano con una cosa in capo di cui loro non si rendono conto, se non che i gesti degli altri li inducono a sospettare; per cui la mano s’ingegna di verificare, e fruga e trova e svolge quel compito che non si può eseguire con la vista; e con le dita della mano destra disgiunte l’una dall’altra trovai ridotte soltanto a sei le lettere che l’angelo portinaio mi descrisse sulla fronte col puntone della spada: al che mentre guardava, la mia guida sorrise”.

© TROVAI PUR SEI LE LETTERE CHE ‘NCISE

Fonte: Enciclopedia dantesca, Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, Roma, 1970