Se raro e denso ciò facesser tanto

2^ canto del Paradiso

La natura delle macchie lunari

Nel cielo della Luna. Beatrice al poeta: ««Intenderai certo assai intrisa di falsità l’opinione tua, se ascolti con attenzione gli argomenti con il quale la confuterò. L’ottavo cielo vi rende manifeste molte stelle, le quali si possono vedere con vari aspetti sia nella luminosità sia nella grandezza. Se la rarità e la densità formassero soltanto ciò, si troverebbe in tutte una sola proprietà essenziale, ripartita in quantità maggiore o minore o nella stessa misura. Le varie proprietà essenziali è necessario che siano il frutto delle forme specifiche degli astri, e quelle, eccetto che una, secondo il tuo ragionamento sarebbero annientate.

«Ancora, se la rarità fosse la causa di quelle macchie di cui tu domandi, o questo pianeta sarebbe così privo della sua materia da parte in parte, o, come in un organismo si alternano il grasso e il magro, così questo alternerebbe rarità e densità della materia come i fogli di diverso spessore nello stesso libro. Se il primo punto fosse vero, sarebbe evidente nell’eclissi di sole, per il fatto che la luce trasparirebbe come se fosse introdotto attraverso un altro corpo di minor densità. Questo non è: perciò bisogna considerare il secondo; e se accade che io confuti il secondo, la tua opinione si dimostrerà erronea.

«Se si dà il caso che questa rarità non passi da parte in parte il corpo lunare, è necessario che ci sia un limite fisico dove il suo opposto trattenga la luce; e da lì il raggio del sole si riflette così come il colore di un oggetto è riflesso dal vetro il quale nasconde dietro di sé una lamina di piombo. Ora tu dirai che lì il raggio di sole si mostra più scuro che in altre zone, per il fatto che lì è riflesso più indietro.

«Potrà liberarti da questa obiezione un esperimento, se qualche volta vorrai farlo, che è solito essere una sorgente ai rivi delle operazioni umane. Prenderai tre specchi; e allontana da te ugualmente due di essi, e il terzo, più lontano, appaia ai tuoi occhi tra l’uno e l’altro. Volto a essi, fa’ sì che ti stia dietro il dorso una fonte luminosa che illumini i tre specchi e torni a te riflessa da tutti. Per quanto l’immagine riflessa nello specchio più distante non si estenda tanto nella grandezza, lì vedrai come è inevitabile che si rifletta una luce della stessa qualità».

© SE RARO E DENSO CIÒ FACESSER TANTO

Fonte: Enciclopedia dantesca, Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, Roma, 1970