Di lungi n’eravamo ancora un poco

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4^ canto dell’Inferno.

“Dimmi, maestro mio, dimmi, signore”, io cominciai per volere essere rassicurato su quella fede che risolve ogni dubbio, “di qui venne fuori mai qualcuno, o per suo merito o per quello di altri, che poi diventasse beato?”. E quegli che comprese il tono allusivo delle mie parole, rispose: “Io ero da poco tempo nel Limbo, quando vidi venire qui un potente, incoronato con l’insegna della vittoria. Portò via di qui l’ombra di Adamo, di suo figlio Abele e quella Noè, di Mosè legislatore e osservante dei comandamenti di Dio; il capostipite Abramo e re David, Giacobbe con il padre e coi suoi figli e con Rachele, per sposare la quale tanto si adoperò, e molti altri, e li beatificò.  E voglio che tu sappia che, prima di essi, non erano state salvate altre anime umane”.

Non interrompevamo il camminare per il fatto che egli parlasse, ma attraversavamo la folla di continuo, la folla, dico, di numerosi spiriti. Non avevamo percorso ancora molta strada dal luogo in cui mi ero destato dal sonno, quando io vidi un fuoco che squarciava il buio con una mezza sfera luminosa. Ne eravamo ancora un poco lontani, ma non così che io non intendessi in qualche misura che anime autorevoli occupavano quel luogo.

“O tu che nobiliti sapienza e attività pratica, chi sono questi che hanno tanto onore, che li differenzia dalla condizione degli altri?”. 

E quegli a me: “La gloriosa fama che vive di loro nella vita terrena, ottiene un favore in Paradiso che così li privilegia”.

Nello stesso momento sentii una voce: “Ricevete con grande solennità l’eccelso poeta; ritorna la sua ombra, che si era allontanata”.

Dopo che le parole furono cessate e la voce non soggiunse altro, vidi avvicinarsi a noi quattro grandi ombre: avevano un aspetto né dolente né felice.  

E io anima trista non son sola

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6^ canto dell’Inferno.

Noi passavamo sopra le ombre che la pioggia opprimente abbatte, e mettevamo i piedi sopra la loro parvenza che sembra un corpo vero. Esse erano distese a terra tutte quante, eccetto una che si alzò a sedere, non appena ci vide passarle davanti.

“O tu che sei condotto attraverso questo Inferno”, mi disse, “riconoscimi, se ti riesce: tu nascesti prima che io morissi”.

E io a lui: “La sofferenza intollerabile che tu hai forse ti toglie dalla mia memoria, sicché ho l’impressione di non averti mai visto. Ma dimmi chi sei tu che sei posto in un luogo così doloroso, e patisci questo tormento, che, se un altro è più intenso, nessuno è così spiacevole”.

Ed egli a me: “La tua città, che è così colma d’invidia che già esce fuori, mi accolse in sé nella vita terrena. Per voi cittadini il mio nome è Ciacco: a causa del rovinoso peccato della gola, come tu vedi, mi stanco sotto la pioggia. E io anima sciagurata non sono sola, perché tutte queste stanno con un tormento uguale per un peccato uguale”. E non proferì più verbo.

Io gli risposi: “Ciacco, la tua pena mi addolora così, che mi fa piangere; ma dimmi, se tu lo sai, a quali estremi approderanno i cittadini della città divisa; se qualcuno vi è fautore della giustizia; e dimmi la ragione per cui tanta ostilità l’ha presa in possesso”.

L’altra è colei che s’ancise amorosa

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5^ canto dell’Inferno.

Adesso incomincio a sentire le voci dolenti; adesso sono arrivato là dove molto pianto mi colpisce. Io giunsi in un luogo totalmente buio, che rumoreggia cupamente come fa il mare a causa di una tempesta, se venti ostili vi imperversano per dominarlo. La bufera infernale, che non ha mai tregua, travolge gli spiriti con la sua forza dirompente; rigirandoli e facendoli cozzare li aggrava.

Ogni volta che arrivano davanti a una frana, lì le grida acute, i pianti, i lamenti; offendono lì la potenza divina. Capii che a questo tormento sono condannati i lussuriosi, che assoggettano la ragione all’amore dei sensi. E come gli stornelli sono trasportati in volo dalle loro ali nella stagione fredda, in uno stormo fitto e compatto, così quel tifone trascina con violenza di qua, di là, in giù, in su gli spiriti dannati; non li rincuora mai nessuna speranza, non solo di una pausa, ma di una diminuzione della sofferenza.

E come le gru emettono i loro lamenti, trasformandosi in una lunga fila in aria, così io vidi venire, lamentandosi, ombre trasportate dalla citata bufera; e perciò dissi: “Maestro, chi sono quelle anime punite così dall’aria buia?”.    

La prima di coloro di cui tu vuoi conoscere i fatti”, mi disse allora quegli, “fu imperatrice di molti popoli che parlavano idiomi diversi. Fu così dedita al vizio della lussuria, che dichiarò permesso dalla legge quel che piacesse a ognuno, per cancellare la riprovazione in cui era incorsa. Essa è Semiramide, di cui si apprende attraverso scritti che prese il posto di Nino e fu sua moglie: dominò i territori che regge il Sultano.

“La seconda è colei che si uccise per amore, e non mantenne la promessa di restare fedele alle memoria di Sicheo; poi c’è la licenziosa Cleopatra. Vedi Elena, a causa della quale trascorse tanto tempo nefasto, e vedi il nobile Achille, che infine combatté con l’amore. Vedi Paride, Tristano”; e mi palesò e indicò a dito a Dante innumerevoli ombre, che l’amore portò alla morte. Dopo che io ebbi sentito Virgilio nominare le antiche dame e gli eroi, mi raggiunse la compassione, e quasi mi turbai.