Vidi ‘l maestro di color che sanno

4^ canto dell’Inferno.

Aristotele.

Nel Limbo, primo cerchio dell’Inferno. Là dove il poeta fa una considerazione. Questa: “Dopo che guardai un poco più in alto, vidi il maestro di coloro che hanno dottrina sedere tra la schiera composta di filosofi. Tutti lo contemplano, tutti mostrano un atteggiamento riguardoso dinanzi a lui”.

Tale personaggio, collocato da Dante nel Limbo tra gli “spiriti magni”, da lui non nominato espressamente e identificato in Aristotele, è per lui e per i suoi contemporanei il filosofo per antonomasia. Il poeta, nel Convivio, lo definisce ‘mio maestro’ e ‘maestro de li filosofi’, ‘maestro e duca de la ragione umana’ e ‘maestro de la nostra vita’. Questi è ‘dignissimo di fede e d’obedienza’, perché la sua autorictas si fonda sulla fiducia aprioristica accordatagli da tutti. L’aristotelismo, la ‘filosofia per eccellenza’ cui tutti i maestri fanno riferimento, compendiato nell’Etica nicomachea e nei trattati sulla fisica, è il piedistallo quindi della cultura filosofica di Dante, benché il suo sia un aristotelismo di tipo scolastico, appreso nelle ‘dispute de li filosofanti’ e nei contatti con gli ambienti colti frequentati in gioventù, anzitutto con il suo più grande amico, Guido Cavalcanti, seguace dell’averroismo.

Aristotele nacque a Stagira, in Grecia, nel 384-383 a. C., e compì gli studi di filosofia presso l’Accademia di Platone, dove entrò diciottenne, restandovi per quasi venti anni. Alla morte del maestro, si recò nella Troade, dove fondò una scuola platonica. Chiamato a Mitilene, in Macedonia, presso la corte di Filippo, divenne il precettore del figlio Alessandro, fin quando costui divenne re. Successivamente tornò ad Atene, dove fondò nel 335-334 a. C. una scuola situata nel recinto sacro ad Apollo Liceo, da cui il nome Liceo preso dalla stessa.

Morto Alessandro, ad Atene prevalse la fazione contraria ai Macedoni, e così Aristotele, accusato di empietà, si vide costretto a fuggire, riparando a Calcide, dove morì nel 322 a.C. Tra le sue opere, ricordiamo i corsi delle lezioni tenuti al Liceo, sistemati in un corpus e resi pubblici nel I secolo a.C. da Andronico di Rodi, oltre le opere sopra citate, le quali, tradotte di nuovo in latino dall’arabo e dal siriano, diventarono i testi fondamentali e unici sui quali veniva insegnata la filosofia nelle facoltà universitarie delle Arti.

@ VIDI ‘L MAESTRO DI COLOR CHE SANNO

Fonte: Enciclopedia dantesca, Treccani 1970

 

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