E io anima trista non son sola

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6^ canto dell’Inferno.

Noi passavamo sopra le ombre che la pioggia opprimente abbatte, e mettevamo i piedi sopra la loro parvenza che sembra un corpo vero. Esse erano distese a terra tutte quante, eccetto una che si alzò a sedere, non appena ci vide passarle davanti.

“O tu che sei condotto attraverso questo Inferno”, mi disse, “riconoscimi, se ti riesce: tu nascesti prima che io morissi”.

E io a lui: “La sofferenza intollerabile che tu hai forse ti toglie dalla mia memoria, sicché ho l’impressione di non averti mai visto. Ma dimmi chi sei tu che sei posto in un luogo così doloroso, e patisci questo tormento, che, se un altro è più intenso, nessuno è così spiacevole”.

Ed egli a me: “La tua città, che è così colma d’invidia che già esce fuori, mi accolse in sé nella vita terrena. Voi concittadini mi deste il nome Ciacco: a causa del rovinoso peccato della gola, come tu vedi, mi consumo sotto la pioggia. E io anima sciagurata non sono sola, perché tutte queste stanno con un tormento uguale per un peccato uguale”. E non proferì più verbo.

Io gli risposi: “Ciacco, la tua pena mi addolora così, che mi fa piangere; ma dimmi, se tu lo sai, a quali estremi approderanno i cittadini della città divisa; se qualcuno vi è fautore della giustizia; e dimmi la ragione per cui tanta ostilità l’ha presa in possesso”.

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