Spiriti umani non eran salvati

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4^ canto dell’Inferno.

Lì, secondo quanto si poteva giudicare ascoltando, non c’era il pianto fuorché i sospiri che facevano vibrare l’aria eterna; ciò era causato dalla sofferenza priva di pene materiali, che era diffusa tra le schiere di anime, che erano molte e grandi, di bambini e di donne e di uomini.

Virgilio a me: “Tu non chiedi quali spiriti sono questi che vedi? Ora voglio che tu sappia, prima che tu proceda oltre, che essi non peccarono; e se hanno meriti, non basta, perché non conobbero il battesimo, che è un elemento essenziale della fede in cui tu credi; e se vissero prima del cristianesimo, non venerarono dovutamente Dio: e tra costoro vi sono io stesso. Per queste mancanze, non per un altro peccato siamo dannati, e solamente tormentati di tutto questo che senza speranza esistiamo nel desiderio di Dio”.

Il dolore del mio cuore di Dante si fece intenso quando lo compresi, poiché mi resi conto che anime di molto valore erano in quel Limbo in stato di sospensione.

Dimmi, maestro mio, dimmi, signore”, io cominciai per volere essere rassicurato su quella fede che risolve ogni dubbio, “di qui venne fuori mai qualcuno, o per suo merito o per quello di altri, che poi diventasse beato?”. E quegli che comprese il tono allusivo delle mie parole, rispose: “Io ero da poco tempo nel Limbo, quando vidi venire qui un potente, incoronato con l’insegna della vittoria. Portò via di qui l’ombra di Adamo, di suo figlio Abele e quella di Noè, di Mosè legislatore e osservante dei comandamenti di Dio; il capostipite Abramo e re David, Giacobbe con il padre e coi suoi figli e con Rachele, per sposare la quale tanto si adoperò, e molti altri, e li beatificò. E voglio che tu sappia che, prima di essi, non erano state salvate altre anime umane”.

Elle giacean per terra tutte quante

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6^ canto dell’Inferno.

La pioggia li fa ululare come cani; con uno dei fianchi formano un riparo all’altro; gli infelici peccatori si rivoltano sovente. Quando ci vide Cerbero, la grande bestia ripugnante, disserrò le bocche e ci lasciò vedere le zanne; non aveva una parte del corpo che tenesse ferma. E Virgilio allargò le sue mani in tutta la loro ampiezza, afferrò la terra, e con le mani piene la scagliò all’interno delle fameliche gole.

Com’è quel cane che abbaiando manifesta il desiderio di mangiare, e si placa quando addenta il cibo, perché dedica attenzione e sforzo solamente a mangiarlo con ingordigia, così si mutarono i tre sudici volti di Cerbero, che stordisce così le anime, che vorrebbero essere sorde.

Noi passavamo sopra le ombre che la pioggia opprimente abbatte, e mettevamo i piedi sopra la loro parvenza che sembra un corpo vero. Esse erano distese in terra tutte quante, eccetto una che si alzò a sedere, non appena ci vide passarle davanti.

“O tu che sei condotto attraverso questo Inferno”, mi disse, “riconoscimi, se ti riesce: tu nascesti prima che io morissi”.

E io a lui: “La sofferenza intollerabile che tu hai forse ti toglie dalla mia memoria, sicché ho l’impressione di non averti mai visto. Ma dimmi chi sei tu che sei posto in un luogo così doloroso, e patisci questo tormento, che, se un altro è più intenso, nessuno è così spiacevole”.

Io venni in loco d’ogne luce muto

Io venni in loco d'ogne luce muto

5^ canto dell’Inferno.

Così scesi dal primo cerchio giù nel secondo, che cinge uno spazio minore e tanta più sofferenza, che tormenta da strappare gemiti. Vi sta Minosse in modo orribile, e digrigna i denti: prende in esame i peccati nel punto in cui si entra; esprime il giudizio e manda a seconda di come avvoltola la coda intorno al corpo. Dico che quando l’anima dannata gli viene al cospetto, espone totalmente le proprie colpe; e quel giudice dei peccati valuta quale cerchio dell’Inferno spetti ad essa; si avvolge la coda tante volte quanti cerchi stabilisce che sia posta in basso. Di fronte a lui ne stanno sempre molte: ricevono il verdetto ognuna a turno, parlano e ascoltano e poi sono scagliate in fondo.

“O tu che vieni all’Inferno”, mi disse Minosse quando mi vide, interrompendo un compito tanto importante, “sta’ attento a come entri e a chi tu riponi la fiducia; non ti tragga in errore l’ampiezza dell’entrata!”. E Virgilio a lui: “Perché continui a gridare? Non ti opporre al suo cammino voluto dalla Provvidenza: si è deciso così in Paradiso, e non chiedere altro”.

Adesso incomincio a sentire le voci dolenti; adesso sono arrivato là dove molto pianto mi colpisce. Io giunsi in un luogo totalmente buio,  che rumoreggia cupamente come fa il mare a causa di una tempesta, se venti ostili vi imperversano per dominarlo. La bufera infernale, che non ha mai tregua, travolge gli spiriti con la sua forza dirompente;  rigirandoli e facendoli cozzare li aggrava.

Ogni volta che arrivano davanti a una frana, lì le grida acute, i pianti i lamenti; offendono lì la potenza divina. Capii che a questo tormento sono condannati i lussuriosi, che assoggettano la ragione all’amore dei sensi. E come gli stornelli sono trasportati in volo dalle loro ali nella stagione fredda, in uno stormo fitto e compatto, così quel tifone travolge di qua, di là, in giù, in su gli spiriti dannati; non li rincuora mai nessuna speranza, non solo di una pausa, ma di una diminuzione della sofferenza.