Or convien che per voi suoni la tromba

19^ canto dell’Inferno.

I papi simoniaci.

Apprendiamo dallEnciclopedia dantesca edita nel 1970, che la simonia è la “volontà di comprare o vendere per un prezzo temporale un bene intrinsecamente spirituale o una cosa temporale necessariamente connessa con la spirituale”. Il termine ha origine da Simone di Samaria o Mago il quale, osservata l’efficacia dellimposizione delle mani da parte degli apostoli Pietro e Giovanni, cercò di comprare con la moneta quel potere, ricevendone un netto rifiuto da Pietro.

Premessa doverosa per segnalare che i peccatori di questo commercio, essenzialmente gli ecclesiastici, si trovano nella terza bolgia di Malebolge, l’ottavo cerchio dell’Inferno, dove sono confitti e in posizione capovolta nell’interno di buchi di forma sferica, tutti di una stessa larghezza. Fuori dell’orifizio di ciascuno sporgono i piedi e le gambe di un peccatore fino alla coscia, mentre la parte restante del corpo sta all’interno. Entrambe le piante dei piedi di tutti sono infuocate; per cui le giunture si agitano con violenza. 

Davanti a questa scena, Dante è colpito da un dettaglio: un dannato si agita più che gli altri, mentre una fiamma più rossa lo consuma. Si tratta di Niccolo III, con il quale il poeta prima intesse un colloquio alquanto concitato, in cui il papa cita prima Bonifacio VIII, per il quale è stato scambiato, poi Clemente V, che lo raggiungeranno un giorno a fargli degna compagnia, dopodiché gli si scaglia contro con una feroce invettiva, attraverso cui denunzia i mali della Chiesa del suo tempo. Ma di Niccolò III vale la pena di parlarne a parte. Qui interessa porre l’attenzione, seppure in breve, sugli altri due.

Dunque Bonifacio VIII, al secolo Benedetto Caetani. Questi, durante il suo pontificato, dal 1294 alla sua morte nel 1303, celebrò il primo anno santo della storia. Fervido interventista nella lotta tra Filippo il Bello ed Edoardo d’Inghilterra, e in quella tra Angioini e Aragonesi, si distinse per aver favorito l’accordo che portò alla pace tra Venezia e Genova. L’esilio di Dante da Firenze e le conseguenti condanne ebbero inizio dall’attività politica del papa verso Firenze; il poeta, infatti, aveva denunciato una missione della Chiesa contraria ai propri principi spirituali. Bonifacio VIII fu rappresentato da Dante come simoniaco, ancorché la sua elezione avvenne in modo regolare, almeno secondo i più.

Liquidato Bonifacio VIII, Niccolo III dice a Dante che, dopo quegli, verrà in quella bolgia, da occidente, un papa privo di religione: Clemente V, al secolo Bertrand de Got, eletto al soglio pontificio nel 1305, dove restò fino al 1314, anno della sua morte. Fu colui che portò la sede apostolica da Roma ad Avignone. Il poeta, per bocca sempre di Niccolò III, lo paragona a Giasone, compratore di un nuovo sacerdozio dal re Antioco di Siria, mentre il nuovo Antioco sarà Filippo il Bello, a favore del quale ripeterà le gesta del sacerdote. Infatti, per compiacere il re francese fece annullare tutti gli atti di Bonifacio VIII e di Benedetto XI che sembravano ostili allo stesso, e gli lasciò via libera nel perseguire i Templari. 

Forte spingava con ambo le piote

19^ canto dell’Inferno.

Ultima parte.

E frattanto che io lo rimproveravo in tono ingiurioso con tali parole, fosse l’ira o la coscienza che lo tormentasse, scalciava con violenza ambedue i piedi. Reputo certamente che al mio maestro fosse gradito, con volto così lieto sempre ascoltò attentamente il suono delle veritiere parole dette. Perciò mi strinse con ambedue le braccia; e dopo che mi ebbe alzato interamente sopra il petto, salì per la via da cui era disceso. Né si stancò di tenermi stretto fortemente a sé, finché non mi ebbe portato sopra il culmine del ponte che è il passaggio dal quarto al quinto margine. Lì depose delicatamente il peso, adagio per quel che consentiva il ponte roccioso pieno di anfratti e ripido che sarebbe un impervio passaggio per le capre. Di lì mi si mostrò la bolgia successiva.

@ FORTE SPINGAVA CON AMBO LE PIOTE

Fatto v’avete dio d’oro e d’argento

19^ canto dell’Inferno.

Sesta parte.

“Perciò stai dove sei, perché tu sei punito giustamente; e custodisci con cura le decime e le rendite ecclesiastiche che ti resero animoso contro Carlo. E se non fosse che me lo impedisce anche il sentimento di riverente soggezione per gli elementi distintivi della Chiesa che tu tenesti nella vita terrena, io parlerei in modo ancora più fastidioso; perché l’avidità dei papi corrompe gli uomini, opprimendo i buoni e innalzando a dignità e benefici i perversi.

“A voi pontefici pensò l’Evangelista, nel tempo in cui colei che ha signoria sopra i popoli da lui fu vista comportarsi da meretrice coi re; quella che nacque con i sette doni dello Spirito Santo, e dai dieci comandamenti ebbe aiuto, fino a tanto che al suo sposo fu gradita la virtù. Avete fatto del denaro la vostra divinità; e che altra differenza vi è tra voi e gli idolatri, se non che essi ne adorano una, e voi cento? Ahi, Costantino, di quanto male fu causa, non la tua conversione, ma quella donazione che ricevette da te il primo papa che fu ricco!”.

@ FATTO V’AVETE DIO D’ORO E D’ARGENTO

Io non so s’i’ mi fui qui troppo folle

19^ canto dell’Inferno.

Quinta parte.

“Laggiù precipiterò anch’io quando giungerà colui che pensavo che tu fossi, allorché ho fatto la precipitosa domanda. Ma è più il tempo già in cui mi sono bruciato i piedi e in cui sono stato così a testa in giù, di quello che egli starà confitto coi piedi infuocati: perché dopo di lui giungerà, da occidente, un papa privo di religione, di azioni più turpi, tale che è destino che vada a stare sopra di lui e me. Sarà un secondo Giasone, di cui si apprendono nozioni nei Maccabei; e come a quello fu cedevole il suo re, così sarà a lui chi governa la Francia”.

Io non so se fui a questo punto troppo audace, che ebbi persino l’ardimento di rispondergli in questo tono: “Suvvia, ora dimmi: quanto denaro richiese Nostro Signore da san Pietro prima che Egli gli affidasse il potere e l’autorità? Certo non chiese se non ‘Seguimi’. Né Pietro né gli altri esigettero denaro da Matteo, quando fu scelto a sorte per occupare il posto che lasciò vuoto l’anima malvagia.

@ IO NON SO S’I’ MI FUI QUI TROPPO FOLLE