Lucevan li occhi suoi più che la stella

foto tanto m'aggrada

2^ canto dell’Inferno. In direzione del centro.

“I suoi occhi brillavano più che le stelle; e mi cominciò a dire con affabile pacatezza, con voce celestiale, nel suo eloquio: ‘O nobile anima mantovana, la cui gloriosa celebrità sussiste tuttora sulla terra, e continuerà a sussistere lungamente quanto questa, il mio vero amico, e non di quelli che vanno e vengono secondo la fortuna, è così impedito nel viaggiare nel solitario pendio, che si è volto indietro per paura; e temo che sia già così turbato, che io sia accorsa a soccorrerlo dopo il tempo conveniente, in seguito a quel che ho udito di lui nel Paradiso.

Da leggere: Donna è gentil nel ciel che si compiange del 24.09.2015

La vista che m’apparve d’un leone

il leone

1^ canto dell’Inferno.

In quel momento cessò alquanto la paura, che nel profondo del cuore si era protratta a lungo durante la notte che trascorsi con tanta angoscia. E come quegli che con il respiro affannoso, venuto fuori dal mare e approdato alla spiaggia, si volge verso lʼacqua insidiosa e la guarda con intensità, così il mio animo, che ancora era in fuga, si rivolse indietro a contemplare il passaggio che non lasciò mai viva nessuna persona.

Dopo che ebbi in qualche modo dato riposo al corpo affaticato, ripresi il cammino per il solitario pendio, sicché il piede saldo era di continuo posto a un livello inferiore. Ed ecco, quasi all’inizio del declivio, una lonza agile e molto veloce, che era ricoperta da un pelo chiazzato; e non si allontanava dal mio cospetto, per di più impediva tanto il mio camminare, che mi voltai molte volte per ritornare indietro.

Era la prima ora del mattino, e il sole si muoveva verso l’alto con quella costellazione che era con lui quando Dio mise in movimento per la prima volta le stelle; sicché mi davano motivo per sperare in modo conveniente riguardo a quella bestia dalla pelliccia screziata l’ora mattutina e la primavera; ma non così che non mi arrecasse la paura la sembianza di un leone che mi si manifestò.

Questi pareva che mi venisse incontro con la testa eretta e con una fame da far diventare irosi, sicché mi sembrava che l’aria ne tremasse. Ed una lupa, che sembrava oppressa da tutti i segni dellʼavidità nella sua magrezza, e fece già vivere infelici molte persone, mi turbò tanto con la paurosa minaccia che nasceva dal suo aspetto, che io persi la speranza di raggiungere la vetta del colle.