Ed ecco, quasi al cominciar de l’erta

1^ canto dell’Inferno.

Le tre fiere.

Tre fiere impediscono a Dante di riprendere il cammino per il solitario pendio, dopo che ha in qualche modo dato riposo al corpo affaticato, arrivato alle pendici di un colle, là dove finisce quella selva che gli ha trafitto il cuore di paura. Dapprima, quasi all’inizio del declivio, una lonza agile e molto veloce, che è ricoperta da un pelo chiazzato, non si allontana dal suo cospetto, per di più impedisce tanto il suo camminare, che egli si volta molte volte per ritornare indietro.

Poi un leone gli viene incontro con la testa eretta e con una fame da far diventare irosi, così che sembra che lʼaria ne tremi. Infine, una lupa, che sembra oppressa da tutti i segni dell’avidità nella sua magrezza, lo turba tanto con la paurosa minaccia che nasce dal suo aspetto, che perde la speranza di raggiungere la vetta del colle. Così lo muta la fiera irrequieta, che, incalzandolo, gradualmente lo risospinge nella selva tenebrosa.

Fin qui il racconto, come viene riportato letteralmente. Ma qui preme indagare sul significato simbolico, di certo più intrigante. Nei primi commentatori della Commedia è possibile registrare un’unità d’intenti nell’assimilare le tre fiere ai tre vizi capitali, rispettivamente la lussuria, la superbia e la cupidigia.

Nei tempi a noi più vicini, invece, le interpretazioni si sono succedute a tamburo battente: i commentatori moderni, infatti, si sono profusi a dire la loro su una questione che aveva resistito all’assalto del tempo. Ma ne riporteremo soltanto un paio. Dunque la prima vuole le tre fiere assurgere a simbolo delle tre faville di cui parla il goloso Ciacco, anche se qui il dannato cita l’invidia in luogo dell’avarizia. L’altra, di stampo più propriamente politico-morale, vuole la lonza come simbolo di Firenze, nel leone del casato reale di Francia e nella lupa della Curia romana.

Le tre ferie, in sostanza, raffigurano vizi che accompagnano da sempre l’essere umano, i quali, oltre a indirizzare oltre misura le sue azioni, costituiscono un ostacolo per una convivenza civile degna di tal nome. A prescindere quali essi siano: lussuria, superbia, cupidigia o invidia, sulla loro estrema attualità, credo, nessuno possa dubitare.

@ ED ECCO, QUASI AL COMINCIAR DE L’ERTA

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