Tal si partì da cantare alleluia

Tal si partì da cantare alleluia

12^ canto dell’Inferno. Oltre il centro.

Noi ci avvicinammo a quelle bestie veloci: Chirone afferrò una freccia, e con la cocca spinse la barba dietro le mascelle. Quando se la fu tolta dalla grande bocca, disse ai compagni: “Vi siete resi conto che quello di dietro muove ciò che tocca? Così non sono soliti fare i piedi dei morti”. E la mia valente guida, che già gli era di fronte al petto, dove si congiungono lʼessenza umana e lʼequina, rispose: “È proprio vivo, e mi occorre rendere noto a lui tutto solo l’abisso oscuro dellʼInferno; la necessità lo costringe a ciò, e non il piacere. Un certo essere che si allontanò dal Paradiso interrompendo il suo canto di lode a Dio mi affidò questo incarico eccezionale: non è un ladro, né io unʼanima ladra. Ma in nome di quella potenza per cui io mi dirigo per un cammino così impervio, assegnaci uno dei tuoi, a cui noi possiamo stare vicino, e che ci indichi là dove si guada, e che trasporti costui sulla schiena, perché non è uno spirito che voli”.

Da leggere: Quivi si piangon li spietati danni del 24.03.2018    

Onde nel cerchio minore, ov’è ‘l punto

Onde nel cerchio minore, ov'è 'l punto

11^ canto dell’Inferno. Al centro.

Quest’ultimo tipo indicato risulta che recida soltanto il legame d’affetto che la natura crea; pertanto nel secondo cerchio sono contenuti gli ipocriti, gli adulatori e chi fa incantesimi, i falsari, i ladri e i simoniaci, i ruffiani, i barattieri e i colpevoli similmente sozzi. Con la prima specie d’inganno si distrugge quel legame d’affetto che la natura crea, e quello che poi è congiunto, da cui si genera una fiducia speciale; pertanto nel cerchio più piccolo, dov’è il luogo dell’universo in cui sta Lucifero, sono tormentati in eterno tutti i traditori”. 

Da leggere: Non ti rimembra di quelle parole del 14.03.2018

Supin ricadde e più non parve fora

Supin ricadde e più non parve fora

10^ canto dell’Inferno. Al centro.

Le sue parole e la specie del tormento mi avevano già manifestato il nome di costui; perciò la replica fu così completa.

Improvvisamente sollevatosi gridò: “Come? hai detto ‘egli ebbe’? non è in vita tuttora? la dolce luce del sole non colpisce più i suoi occhi?”.

Quando si avvide che io indugiavo un poco prima della replica, cadde all’indietro e non si mostrò più fuori. Ma quell’altro magnanimo, per il cui volere mi ero soffermato, non cambiò atteggiamento, né mise in movimento il collo, né inclinò il suo fianco; e dando seguito al suo precedente discorso, disse: “Se essi hanno imparato in modo errato quell’arte, ciò mi fa soffrire più che questo sepolcro infuocato. Ma non s’illuminerà cinquanta volte il viso della donna che governa l’Inferno, ed ecco che tu conoscerai per esperienza quanto sia dura quell’arte. E possa tu mai ritornare nella dolce terra, dimmi: perché quel popolo è così iniquo in ogni sua deliberazione contro i miei?”.

Da leggere: El par che voi veggiate, se ben odo del 02.03.2018