Veggendoci calar, ciascun ristette

Dintorno al fosso vanno a mille a mille

12^ canto dell’Inferno. Al centro.

Oh bruta avidità e ira dissennata, che così ci spingete al male durante la vita terrena, e durante eterna poi ci immergete nel sangue bollente così malamente! Io vidi un’ampia fiumana arcuata, quale quella che circonda totalmente il piano, a seconda di come aveva detto la mia guida; e tra il punto del terreno in cui inizia il pendio ripido ed essa, centauri correvano in schiera, forniti di frecce, come erano soliti in vita andare a caccia. Vedendoci scendere, ognuno si fermò, e dalla squadra si distaccarono in tre con archi e frecce scelte in precedenza; e uno gridò da lontano: “A quale pena venite voi che scendete il declivio? Ditelo da lì; se no, tendo l’arco”.

Il mio maestro disse: “Noi replicheremo a Chirone quando saremo vicino a noi: per tuo danno la tua volontà fu sempre così precipitosa”.

Poi mi toccò leggermente, e disse: “Quegli è Nesso, che morì per la bella Deianira, e da solo rese giustizia per sé. E quello di mezzo, che ha la testa china sul petto, è il grande Chirone, il quale allevò ed educò Achille; il terzo è Folo, che che fu così violento. Girano intorno al fiume in gran numero, scagliando frecce su qualunque anima osi trarsi fuori dal sangue più di quanto le fu consentito per la gravità del peccato”. 

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E però lo minor giron suggella

A Dio, a sé, al prossimo di pòne

11^ canto dellInferno. In direzione del centro.

“Agli uomini si infliggono morte per atto di violenza fisica e ferite dolorose, e rovine di case, incendi e ruberie che arrecano danni nei loro beni; pertanto gli omicidi e ognuno che ferisce delittuosamente, i devastatori di città e gli autori di estorsioni, li strazia tutti il primo girone divisi in vari gruppi. Uno può essere violento contro sé stesso e contro le sue ricchezze; e perciò nel secondo girone è inevitabile che si dolgano inutilmente tutti coloro che si uccidono, sperperano e dilapidano le loro sostanze, e soffrono quando devono essere lieti.

“Si può esercitare violenza contro la divinità, rinnegando intimamente e offendendo quella, e disprezzando la natura e la sua capacità; e perciò il girone più piccolo imprime come con un suggello i sodomiti e gli usurai e chi parla, disprezzando Dio nell’intimo. L’inganno, da cui ogni coscienza è offesa dal rimorso, uno può usarlo contro colui che ripone la fiducia in lui e contro quello che non accoglie in sé la fiducia.

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Allor surse a la vista scoperchiata

Allor surse a la vista scoperchiata

10^ canto dell’Inferno. In direzione del centro.

Quando io fui alla base della sua tomba,  volse un poco lo sguardo verso di me, e poi, quasi sdegnoso, mi chiese: “Chi furono i tuoi antenati?”.

Io che ero animato dal desiderio di ubbidire, non glieli li celai, ma glieli manifestai completamente; per cui egli aggrottò un poco le sopracciglia; poi mi disse: “Irriducibilmente furono nemici miei e dei miei avi e della mia fazione, così che li scacciai due volte”.

Se essi furono scacciati, tornarono da ogni luogo”, io gli risposi, “l’una e l’altra volta; ma i vostri non impararono pienamente l’arte del ritorno”.

In quell’istante si sollevò e si sporse dall’apertura senza coperchio un’ombra, accanto a questa, fino al mento: credo che si fosse alzata sulle ginocchia. Guardò intorno a me, come  se avesse desiderio di vedere se altri fosse con me; e dopo che il dubbio fu totalmente venuto meno, disse piangendo: “Se cammini attraverso questa tenebrosa prigione per eccellenza d’intelletto, dov’è mio figlio? e perché non è con te?”.

E io a lui: “Non vengo per mio merito: colui che aspetta là, mi guida attraverso questo luogo verso colei che forse il vostro Guido ebbe in disprezzo”.

Da leggere: Supin ricadde e più non parve fora del 02.02.2018

La riviera del sangue in la qual bolle

Io vidi un'ampia fossa in arco torta

12^ canto dell’Inferno. In direzione del centro.

Io andavo meditando; e lui a sua volta disse: “Tu concentri la riflessione forse su questo scoscendimento roccioso, che è custodito da quella bestia irosa che ho reso impotente poco fa. Ora voglio che tu sappia che la prima volta in cui discesi quaggiù nel basso Inferno, questa rupe non era ancora precipitata. Ma certamente poco prima, se non ricordo male, che venisse colui che sottrasse a Lucifero le illustri anime dal cerchio superiore, il profondo abisso infernale dappertutto tremò così, che supposi che l’universo avesse risentito l’effetto dell’amore, per il quale vi è chi ritiene l’insieme della terra e delle sfere celesti molte volte tornato nel caos; e in quel momento questa rupe primordiale, qui e in altro luogo, così franò. Ma indirizza lo sguardo verso il basso, perché si avvicina il fiume di sangue nel quale bolle chiunque che con violenza rechi danno agli altri”.

Da leggere: Veggendoci calar, ciascun ristette del 26.01.2018