Dato t’avrei a l’opera conforto

La tua fortuna tanto onor ti serba

15^ canto dell’Inferno. Al centro.

Egli cominciò: “Quale caso o volontà divina ti conduce quaggiù prima del giorno della tua morte? e chi è questi che indica la strada?”.

“Lassù di sopra, nella vita terrena”, io gli risposi, “mi sono smarrito in una selva, prima che mia vita fosse matura. Soltanto ieri mattina mi sono allontanato da essa: questi si è offerto al mio sguardo, mentre io vi stavo tornando, e mi riconduce sulla retta via per questo cammino”.

Ed egli a me: “Se tu assecondi il tuo segno astrale, non puoi mancare la tua gloriosa meta, se giudicai precisamente nella vita terrena; e se io non fossi morto prematuramente, spendo che le stelle ti erano così propizie, avrei dato forza alla tua attività di cittadino e di poeta. Ma il popolo fiorentino ti diventerà avverso, per il tuo fare cose buone; ed è giusto, perché è sconveniente al dolce frutto del fico crescere tra i sobri agri.  

Da leggere: Faccian le bestie fiesolane strame del 30.12.2018

    

E quel medesmo, che si fu accorto

E quel medesmo, che si fu accorto

Canto 14^ dellʼInferno, terzo girone del settimo cerchio. Dove Dante e Virgilio incontrano i violenti contro Dio: i bestemmiatori.

E dove Dante, fermo ai margini della spianata sabbiosa, che forma il girone di cui sopra, ci informa che sulla superficie di quella piovono falde di fuoco, con una lentezza esasperante, senza tregua e senza mai che se ne veda la fine, mentre la sabbia intanto si arroventa in modo esponenziale, similmente alla materia infiammabile che brucia a causa della scintilla della pietra focaia colpita da un acciarino.

La sofferenza dei dannati, in questa situazione, è indicibile, tanto che gli stessi non possono fare altro che muovere di continuo le mani, quando da una parte quando dallʼaltra, nella vana speranza di scacciare le fiamme. E tutto ciò per sempre.

A noi lettori non rimane che immaginare il poeta con lo sguardo sbarrato, nel momento in cui la sua attenzione si sposta su uno di loro dallʼaspetto imponente, che sta sdraiato un poʼ scostato dagli altri, con il tipico atteggiamento del tale che non si cura affatto dello stato in cui si trova e di tutto ciò che lo circonda.

E siccome spesso la curiosità prevale sullo sconcerto che stiamo subendo, anzi è lʼantitodo migliore per eliminarlo, Dante si scuote e chiede a Virgilio: “Maestro, tu che superi tutti gli ostacoli possibili e immaginabili, eccetto i diavoli che abbiamo incontrati al di fuori della città di Dite, chi è quel grande che non sembra curarsi delle falde di fuoco che piovono su di lui e da supino qual è gira tutto attorno il suo sguardo truce, tanto che il fuoco sembra che non gli rechi alcun dolore?”.

E quel medesmo, che si fu accorto che io chiedevo a Virgilio informazioni sul suo conto” – prosegue il poeta – gli risponde in tal modo, con voce metallica: “Come io fui quando ero vivo, così sono da morto. E anche se Giove stancasse Vulcano da cui adirato afferrò il fulmine con cui fui colpito a morte; o sebbene egli sfiancasse i Ciclopi sottoponendoli a snervanti turni di lavori nella buia officina dellʼEtna, gridando ʻVulcano, aiutamiʼ, come fece nella battaglia di Flegra, e lanciasse su di me i fulmini con tutta la la sua forza: non potrebbe goderne pienamente”.

Di chi si tratta? O lettore, non ti far catturare dalla curiosità. Aspetta e lo saprai.

S’elli avesse potuto creder prima

S'elli avesse potuto creder prima

13^ canto dell’Inferno. In direzione del centro.

Come da un pezzo di legno verde che sia acceso a una delle estremità, che dall’altra stilla gocce di linfa e stride a causa dell’aria che fuoriesce, così dal moncone del ramo spezzato venivano fuori insieme parole e sangue; pertanto io lasciai cadere l’estremità del ramo, e stetti come chi teme.

“Se egli avesse potuto ritenere vero in precedenza”, rispose il mio saggio maestro, “anima offesa, ciò che ha letto soltanto in un passo del mio poema, non avrebbe tesa la mano contro di te; ma l’incredibilità del fatto mi ha costretto a indurlo a un’azione che causa dolore a me stesso. Ma tu digli chi fosti, così che in cambio di una qualche riparazione ravvivi la tua reputazione sulla terra, in cui gli è permesso tornare”. 

Da leggere: L’animo mio, per disdegnoso gusto del 10.12.2018