Del vecchio ponte guardavam la traccia

E non pur io

18^ canto dell’Inferno. Al centro.

Ed egli a me: “Lo dico con disagio; ma mi costringe il tuo modo di parlare, che mi fa tornare alla memoria la vita terrena. Fui colui che indussi la Ghisolabella a soddisfare la libidine del marchese, comunque sia diffusa la turpe notizia. E io non sono l’unico bolognese tormentato qui; all’opposto questo luogo ne è tanto colmo, che non vi sono attualmente tante lingue ammaestrate a dire “sia” tra il Savena e il Reno; e se di ciò desideri la fiducia nella mia parola o una testimonianza sicura, ricordati della nostra indole avida di denaro”. 

Mentre parlava così un diavolo lo colpì con il suo scudiscio di cuoio, e disse: “Allontanati, ruffiano! qui non vi sono donne da prostituire per guadagno”.

Mi ricongiunsi con la mia guida; dopo con pochi passi pervenimmo là dove un ponte di pietra emergeva dalla parete di roccia. Risalimmo quello molto facilmente; e rivolti a destra su per la sua china scagliosa, ci allontanammo da quella parete rocciosa in forma circolare. Quando noi fummo là dove si apre il vuoto di sotto per permettere il passaggio ai frustati, la guida disse: “Fermati, e fa’ in modo che cada su di te lo sguardo di questi altri dannati, ai quali finora non hai visto il volto poiché non procedevano nella nostra stessa direzione”.

Da leggere: Ello passò per l’isola di Lenno del 18.11.2019 

 

Per li occhi fora scoppiava lor duolo

Per li occhi fora scoppiava lor duolo

17^ canto dellʼInferno. In direzione del centro.

La guida disse: “Adesso dobbiamo deviare un poco dal nostro solito cammino fino a quella fiera crudele che si posa là”.

Perciò scendemmo dal lato destro, e camminammo per un breve tratto sull’orlo del cerchio, per evitare con cura la sabbia e le falde di fuoco. E quando noi siamo giunti da lei, poco più in là vedo sulla sabbia dannati sedere vicino al burrone.

Lì il maestro mi disse: “Affinché la conoscenza diretta di questo girone sia tutta piena, va’ e vedi la loro condizione. I tuoi colloqui là siano brevi; finché non torni, converserò con questa, che ci presti le sue spalle robuste”.   

Così andai un’altra volta tutto solo su per l’orlo estremo di quel settimo cerchio, in cui sedevano i dannati. La loro sofferenza traboccava in lacrime attraverso gli occhi; di qua, di là tentavano di difendersi con le mani ora dalle falde di fuoco, e ora dallo strato di sabbia ardente: non in modo diverso fanno i cani in estate una volta con il muso una volta con la zampa, tutte le volte che sono punti o dalle pulci o dalle mosche o dai tafani.

Da leggere: Con questi Fiorentin son padoano del 12.11.2019

La fama nostra il tuo animo pieghi

S'i' fossi stato dal foco coperto

16^ canto dellʼInferno. In direzione del centro.

E uno cominciò: “Se il miserabile stato di questo luogo rende spregevoli noi e le nostre richieste, e il volto annerito e spoglio, la nostra fama induca la tua volontà alla benevolenza di dirci chi sei, che cammini ancora vivo per l’Inferno così esente dai tormenti. Questi, a cui mi vedi tenere dietro, quantunque sia tutto nudo e senza peli, fu di rango elevato più di quanto tu non creda: fu nipote della virtuosa Gualdrada; si chiamò Guido Guerra, e nella sua vita agì molto col senno e con la sapienza militare. Il terzo, che dietro a me calpesta il terreno sabbioso, è Tegghiaio Aldobrandi, le cui parole fra i vivi avrebbero dovuto essere apprezzate. E io, che sono sottoposto al tormento con loro, fui Iacopo Rusticucci, e certo la mia ritrosa moglie mi ha recato danno più che altre cose”.

Se fossi stato protetto dal fuoco, mi sarei lasciato cadere di sotto tra di loro, e penso che il maestro l’avrebbe permesso; ma poiché io mi sarei bruciato e ustionato, la paura prevalse sulla mia buona disposizione d’animo che mi rendeva avidamente desideroso di abbracciarli.

Da leggere: Cortesia e valor dì se dimora del 24.11.2019 

Per ch’io figurarlo i piedi affissi

Per ch'io a figurarlo i piedi affissi

18^ canto dell’Inferno. In direzione del centro.

Di qua, di là, su per l’argine ferrigno vidi diavoli provvisti di corna con grandi fruste, che li percuotevano spietatamente sulla schiena. Ahi quanto facevano alzare i loro calcagni alle prime sferzate! già nessuno attendeva le seconde né le terze. Frattanto che io andavo, i miei si incontrarono con un dannato; e io subito dissi: “Già mi sono saziato di vedere costui”.

Per cui io mi fermai a raffigurarlo; e l’amata guida si fermò con me, e permise che indietreggiassi un poco. E quel fustigato s’illuse di nascondersi chinando il capo; ma gli giovò poco, tanto che io dissi: “O tu che volgi gli occhi a terra, se le tue fattezze non sono ingannevoli, tu sei Venedico Caccianemico. Ma che cosa ti porta a pene così pungenti?”.

Da leggere: Del vecchio ponte guardavam la traccia del 28.10.2019