La fama nostra il tuo animo pieghi

S'i' fossi stato dal foco coperto

16^ canto dellʼInferno. In direzione del centro.

E uno cominciò: “Se il miserabile stato di questo luogo rende spregevoli noi e le nostre richieste, e il volto annerito e spoglio, la nostra fama induca la tua volontà alla benevolenza di dirci chi sei, che cammini ancora vivo per l’Inferno così esente dai tormenti. Questi, a cui mi vedi tenere dietro, quantunque sia tutto nudo e senza peli, fu di rango elevato più di quanto tu non creda: fu nipote della virtuosa Gualdrada; si chiamò Guido Guerra, e nella sua vita agì molto col senno e con la sapienza militare. Il terzo, che dietro me calpesta il terreno sabbioso, è Tegghiaio Aldobrandi, le cui parole fra i vivi avrebbero dovuto essere apprezzate. E io, che sono sottoposto al tormento con loro, fui Iacopo Rusticucci, e certo la mia ritrosa moglie mi ha recato danno più che altre cose”.

Se fossi stato protetto dal fuoco, mi sarei lasciato cadere di sotto tra di loro, e penso che il maestro l’avrebbe permesso; ma poiché io mi sarei bruciato e ustionato, la paura prevalse sulla mia buona disposizione d’animo che mi rendeva avidamente desideroso di abbracciarli.

Da leggere: Cortesia e valor dì se dimora del 24.11.2019 

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