E caddi come l’uom cui sonno piglia

e caddi

“Figliolo mio”, dice Virgilio in tono rassicurante al suo pupillo sulla sponda dell’Acheronte, nel vestibolo dell’Inferno, “quelli che muoiono nel peccato mortale convergono tutti qui da ogni luogo; e sono docili a passare oltre il fiume, perché li stimola la giustizia di Dio, sicché il timore si volge in desiderio. Di qui non passa mai un’anima in grazia di Dio…”

Siamo giunti così alla parte conclusiva del 3^ canto dell’Inferno, e abbiamo avuto modo di leggere che le anime dannate si imbarcano ai cenni di Caronte l’una dietro l’altra, come in autunno si staccano le foglie l’una dietro l’altra, il quale le condurrà sulla riva opposta, intanto che su quella dove sono immobili Virgilio e Dante si è riunito un altro gruppo.

E perciò, se Caronte si lamenta di te, puoi intendere a fondo dopo ciò che si è detto il significato delle sue parole”, conclude perentoriamente Virgilio.

Ma a che cosa allude il poeta latino? Presto detto. “Peggio per voi, anime malvagie!”, aveva gridato il traghettatore infernale verso i due poeti. E aveva proseguito: “Non sperate più di  rivolgere lo sguardo al cielo: vengo per condurvi sull’altra sponda nelle tenebre eterne, tra i tormenti infernali”.

Poi, rivolgendosi a Dante, lo aveva redarguito pesantemente in questo modo: “E tu che ti trovi qui, anima unita a corpo, allontanati da queste anime”.

A queste gravi parole si riferisce dunque Virgilio. Il quale non finisce di parlare, che l’oscura pianura trema con tanta violenza, che “la memoria del terrore mi bagna di sudore anche ora. La terra intrisa di lacrime mandò fuori un vento, che emanò un bagliore vermiglio il quale mi fece perdere tutti i sensi ”, scrive Dante; “e caddi come chi ha sonno”, confessa.

Poscia che tai tre donne benedette

tre donne 1

Dopo che mi ebbe detto questo…” Virgilio riannoda in tal modo il filo del discorso con Beatrice, venuta a cercarlo nel Limbo, dove egli si trova esiliato a condurre la sua esistenza eterna. Li vediamo immersi entrambi nel chiarore del cono di luce, che si staglia quasi facendo violenza alle tenebre profonde del luogo.

Caro lettore, abbiamo imboccato la dirittura d’arrivo del 2^ canto dellʼInferno.

“… mi guardò con gli occhi lucidi e lacrimanti, e perciò mi fece più rapido quanto al venire”. Virgilio enuclea così il suo pensiero, mentre immaginiamo Dante che, con lo stupore impresso sul volto, continua a fissarlo senza far motto.

E sono giunto da te così come essa volle: ti ho tolto dal cospetto di quella bestia che ti ha impedito il cammino più breve per il bel monte”, prosegue Virgilio.

Che infine sbotta: “Dunque: che cosa c’è? perché, perché indugi, perché accogli tanta pusillanimità nel cuore, perché non hai coraggio e fermezza spirituale, poscia che tai tre donne benedette si preoccupano per te nell’Empireo, e il mio discorso ti fa sperare nella salvezza?”.

Detto ciò, Virgilio si pone con fiducia in tacita attesa, incuriosito dalla piega degli eventi. E noi, con lui, aspettiamo con altrettanta fiducia la reazione del poeta.