Ver è ch’altra fiata qua giù fui

Ver è ch'altra fiata qua giù fui1

9^ canto dell’Inferno. La leggenda su Virgilio.

Nell’età medievale fu molto popolare una leggenda, che si fondava sul fatto che Virgilio rientrasse a pieno titolo nell’ampio stuolo dei magi, che popolavano il mondo antico.

Leggenda, peraltro, che qualche commentatore vide accennata in diversi luoghi dell’Inferno dantesco: nel quinto cerchio, fuori dalla città di Dite, quando Virgilio, all’uopo incalzato da una maliziosa domanda di Dante, gli risponde di essere sceso già una volta nel basso Inferno, costretto con scongiuri da Eritone, “che chiamava di nuovo il ritorno delle anime nei loro corpi” – per la cronaca, una maga della Tessaglia, di cui parla Lucano nella Farsalia, la quale indusse al ritorno sulla terra un morto, affinché anticipasse a Sesto Pompeo l’esito della battaglia di Farsalo.

Poi, nel sesto cerchio, prima di raggiungere il Flegetonte, allorché Virgilio, invitando Dante a sbrigarsi a scendere lungo la discesa del ‘burrato’, conforta il suo pupillo, premettendo a una lunga spiegazione sulle origini della frana: “Ora voglio che tu sappia che l’altra volta in cui scesi quaggiù nel basso Inferno…”

Da ultimo, nella quinta bolgia di Malebolge, l’ottavo cerchio, nel momento in cui Virgilio, minacciato dai diavoli Malebranche, dice a Dante di nascondersi dietro uno sperone di roccia, e di non preoccuparsi più di tanto, perché lui già si è trovato nella stessa situazione di pericolo, appunto quando era sceso nel basso Inferno.

Fin qui i riferimenti, verso i quali altri commentatori hanno parlato invece di ‘occhio disattento’. A partire da Pietro, il figlio del poeta, Benvenuto e Lana, a proposito della discesa di Virgilio all’Inferno, costoro si sono trovati concordi nel ritenere la stessa una mera invenzione letteraria suggerita loro, aggiungono altri, da un’analoga circostanza esistente nell’Eneide, dove la Sibilla, guida di Enea, racconta a costui di essere già scesa un’altra volta nell’Ade, insieme a Ecate.

Per cui, il riferimento all’intervento della maga tessala, che facilita la discesa di Virgilio, non è altro che artificio creato ad hoc da Dante, per rendere attendibile la preventiva conoscenza di Virgilio dei luoghi da attraversare. Infatti, ci si è chiesto, in quale altro modo la guida spirituale di Dante avrebbe potuto accompagnare speditamente Dante nei meandri dell’Inferno, se non lo avesse già visitato?

Tuttavia, a fine ‘800, la secolare querelle sul Virgilio – mago fu chiusa dal Comparetti, nel suo Virgilio nel Medio Evo (1872), che ammoniva: “… è un errore ben grande… il pensare, come ha fatto qualche commentatore antico e quasi tutti i moderni, a quelle leggende a proposito del Virgilio dantesco. Dante non ne ha tenuto il menomo conto, e non c’è luogo nel suo poema in cui pur da lontano Virgilio apparisca come mago e taumaturgo o si accenni in qualche maniera a quanto si pensò su di lui in tal qualità”. E ciò basti a noi poveri mortali.

Così sen va, e quivi m’abbandona

Così sen va, e quivi m'abbandona

8^ canto dell’Inferno. Conclusione.

Così se ne va, e l’amato padre mi lascia lì senza protezione, e io resto in dubbio, che speranza e paura combattono nella mia menteNon potei sentire quello che disse loro; ma egli non stette là con essi a lungo, dal momento che ognuno a gara tornò indietro correndo all’interno delle mura. Quei nostri nemici chiusero la porta in faccia al mio signore, che restò fuori e si volse indietro verso di me con passi lenti. Aveva gli occhi volti a terra e le sopracciglia prive di ogni fiducioso ardire, e diceva tra i sospiri: “Chi mi ha impedito di entrare nella città del dolore!”.

E mi disse: “Tu, per quanto io mi affligga, non restare turbato, dal momento che io riuscirò a superare l’ostilità dei diavoli, chiunque sia che all’interno stia a sorvegliare per impedirci l’entrata. Questa loro presunzione non è sconosciuta; perché già la usarono davanti a una porta meno interna, la quale tuttora si trova priva di serratura. Sopra di essa tu hai visto l’iscrizione minacciosa: e già di qua rispetto a lei discende il pendio, muovendosi attraversando i cerchi senza guida, un certo essere che da lui ci sarà aperta la città di Dite”.

Quest’inno si gorgoglian ne la strozza

Quest'inno si gorgoglian ne la strozza

7^ canto dell’Inferno. Conclusione.

Il valente maestro disse: “Figlio, ora vedi le anime di coloro che furono vinti dall’ira; e inoltre voglio che tu ammetta come vero certamente che sotto l’acqua vi sono dannati che sospirano, e fanno ribollire quest’acqua alla superficie, come ti rivelano gli occhi, dovunque si volgano tutto a giro. Confitti nel fango dicono: ‘Fummo accidiosi nell’aria dolce che si ravviva per la luce del sole da cui trae giocondità, covando nell’animo l’ira repressa: ora ci rattristiamo nella melma nera’. Si gorgogliano questo lamento nella gola, perché non lo possono emettere con la parola pronunciata per intero”.

Così andammo in tondo per una grande tratto della sporca palude, tra la riva asciutta e il fradicio, con gli occhi rivolti a chi inghiotte di quel fango. Da ultimo giungemmo alla base di una torre. 

Simile qui con simile è sepolto

Simile qui con simile è sepolto

9^ canto dell’Inferno. Conclusione.

Come ad Arles, dove il Rodano forma un delta, come a Pola, nei pressi del golfo del Quarnaro che delimita l’Italia e tocca i suoi confini, i sepolcri fanno tutte le zone diseguali, così facevano lì dappertutto, eccetto che la condizione vi era più dolorosa; perché intorno agli avelli erano diffuse fiamme, per le quali erano così completamente infuocati, che nessuna attività di fabbro richiede un ferro più rovente. Tutte le loro pietre sepolcrali erano sollevate, e ne venivano fuori lamenti così strazianti, che sembravano certamente di sciagurati e di tormentati.

E io: “Maestro, chi sono quei dannati che, sepolti nella parte interna di quelle arche, si fanno sentire coi gemiti doloranti?”.

E quegli a me: “Qui vi sono i fondatori e capi di eresie con i loro adepti, di ogni specie di eresia, e le tombe sono molto più cariche di quanto tu creda. Qui i seguaci di una stessa eresia sono sepolti insieme, e i monumenti sepolcrali sono più o meno cocenti”. E dopo che si fu rivolto a destra, percorremmo lo spazio tra i luoghi della pena e gli alti bastioni.

Pensa, lettor, se io mi sconfortai

Pensa, lettor, se io mi sconfortai

8^ canto dell’Inferno. Verso la conclusione.

Immagina, lettore, quanto io mi abbattei al sentire delle parole maledette, perché pensai di non ritornare più sulla terra.

“O mia amata guida, che tante volte mi hai dato coraggio e liberato dall’arduo pericolo che mi stava contro, non mi far rimanere”, io dissi, “così distrutto; e se ci è vietato di proseguire, rifacciamo subito insieme la via percorsa”.

E quel signore che mi aveva guidato in quel luogo, mi disse: “Non temere; perché nessuno ci può precludere il nostro passaggio: ci è concesso da Dio. Ma aspettami qui, e rafforza e nutri con una speranza sensata l’animo fiaccato, dal momento che non ti farò restare nel mondo sotto terra”.

Da leggere: Così sen va, e quivi m’abbandona del 26.09.2017

Troncandosi co’ denti a brano a brano

Troncandosi co' denti a brano a brano

7^ canto dellʼInferno. Verso la conclusione. 

Noi attraversammo il cerchio fino all’altro margine presso una sorgente che ribolle e si rovescia per un rigagnolo che scaturisce da lei. L’acqua era nera assai più che scura; e noi, insieme alle acque color della cenere, procedemmo giù per un aspro percorso. Questo triste ruscello sfocia nella palude che ha il nome Stige, quando è disceso al punto del terreno in cui inizia il malagevole pendio grigio. E io, che stavo intento a guardare, vidi dannati in quella palude imbrattati di fango, tutti nudi, con il viso crucciato. Questi si battevano non soltanto con le mani,  ma con la testa e col petto e coi piedi, mordendosi violentemente coi denti pezzo a pezzo.

Da leggere: Quest’inno si gorgoglian ne la strozza del 22.09.2017