Quest’inno si gorgoglian nella strozza

Quest'inno si gorgoglian ne la strozza

Non ci vuole molto a immaginare i due poeti, immoti sulla riva melmosa dello Stige – dopo essere discesi lungo un fosso la cui acqua non può che essere buia assai più che persa, visto l’ambiente – e spettatori inconsapevoli di uno spettacolo deprimente, nonché sconveniente: quello degli iracondi che si battono nelle acque stagnanti non soltanto con le mani, ma in special modo con le altre parti del corpo, mordendosi con i denti fino al punto di ridursi a brandelli; ancorché in quelle acque gli iracondi non si trovino in solitudine.

Infatti, a fare loro compagnia, una degna compagnia, sia detto a onor del vero, vi sono immersi in quelle acque putride gli accidiosi, “altre anime che respirano” – così Virgilio spiega a Dante – i quali, con il loro respiro, permettono a quelle di gonfiarsi in bolle sulla superficie, come il poeta può benissimo verificare da solo muovendo appena uno sguardo colmo di inquietudine.

Signori, stiamo per concludere il settimo canto dell’Inferno, e vi rendiamo edotti sul fatto che Virgilio tenta di alleviare la sofferenza del poeta, descrivendogli in un modo il più possibile didascalico la situazione che si presenta ai suoi occhi. È pur vero che non può essere diversa: dopotutto, si trovano o no all’Inferno?

Ma consentiamo al maestro di parlare in prima persona. Egli, infatti, prosegue in tal modo, nel relazionare il mesto status degli accidiosi: “A gruppi nel fango ripetono: ‘Fummo tristi da vivi, portando l’accidia dentro di noi: ora ci rattristiamo nella fanghiglia nera’. Quest’inno si gorgoglian nella strozza, perché non lo possono ripetere con la parola pronunciata per intero”, chiosa Virgilio, emettendo un gemito penoso.

Detto ciò, prende via lungo la riva e a Dante, che lo segue alquanto scosso, non resta che scrivere come chiusura del canto: “Così aggirammo un lungo arco dell’orlo estremo dello Stige, tra la riva asciutta e il fango, con li occhi volti a chi del fango ingozza: giungemmo alla fine in vista di una torre”.

Una torre all’Inferno? Certo.

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