Così sen va, e quivi m’abbandona

Così sen va, e quivi m'abbandona

Nel momento in cui i due poeti si erano visti sbarrare il passo dai diavoli-guardiani della città di Dite, Virgilio aveva fatto un cenno con la mano al loro capo, a significare di voler conferire con lui in disparte. E così i due si erano appartati, dando vita a un breve e concitato dialogo, sotto lo sguardo allibito del povero Dante. Ah, se avesse potuto udire che cosa si stavano dicendo quei due!

Così sen va, e quivi m’abbandona, e io resto nel dubbio, tanto che nella mia mente si alternano pensieri diversi”. Questo scriverà il poeta nella parte conclusiva del canto ottavo dell’Inferno.

Per chiosare poi: “Non potei sentire ciò che disse loro; ma egli non stette là insieme ad essi per molto tempo, tanto che tutti corsero all’interno come se gareggiassero”.

Bene. Ci sembra di vederli questi diavoli – compreso il capo che, non avendo raggiunto alcun accordo con Virgilio, si stacca bruscamente da lui, indicando con gli occhi color dellʼossidiana, l’entrata ai sottoposti – che oltrepassano di corsa la porta, mentre l’ultimo di essi, con un ghigno di soddisfazione, la chiude in faccia a Virgilio!

Eh sì, un vero e proprio smacco per il maestro, che non avrebbe mai immaginato di dover subire, nemmeno nei suoi incubi peggiori, quando era vivo. Come! Questo affronto a me!, deve aver pensato – non a caso il poeta ci riferisce che, nel momento in cui si riaccostò a lui, dopo averlo visto camminare a testa bassa e con le sopracciglia aggrottate, egli andava borbottando: “Guarda un po’ chi mi ha impedito l’accesso a Dite!”-.

Per proseguire, lanciando uno sguardo fiero a Dante, mentre si riaccosta a lui: “Tu, per quanto io mi addolori, non turbarti, poiché io lotterò e prevarrò, chiunque all’interno delle mura si adoperi per non farci entrare. Questa loro prepotenza non è una novità; perché prima d’ora la mostrarono ai danni della porta esterna, la quale tuttora è priva di serratura. Sulla parte alta di essa tu hai visto scritte parole disperate: e già dopo di essa scende il declivio, oltrepassando i cerchi senza guida, tal da cui ci sarà aperta la porta della città”.

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