Simile qui con simile è sepolto

Simile qui con simile è sepolto

Ora visualizziamo la scena in panoramica aerea, a volo d’uccello, come si dice. Che cosa vediamo sotto di noi? Un vasto spazio, da dove spuntano numerosi sepolcri di pietra con le coperture alzate e tenute su con sostegni.

Dall’interno e dai lati degli stessi, guizzano altissime e sinuose lingue di fuoco. Poi, girando appena lo sguardo, scorgiamo due puntini. Sì, sono proprio loro: i due poeti, appena varcata la porta di Dite, fermi subito dopo, che guardano in direzione dei sepolcri.

Dunque questa è la visione. Ma in tale operazione – e siamo nella chiusura del nono canto dell’Inferno – ci ha supportati non poco il paragone del poeta quando descrive ciò che è frutto esclusivo della nostra immaginazione.

Leggiamo, infatti: “Come nei pressi di Arles, alla foce del Rodano, e come vicino a Pola, sul promontorio del Carnaro, ai confini dell’Italia, i resti di antichi sepolcreti caratterizzano del tutto quei luoghi, così là (n.d.r. nella pianura che si staglia davanti agli occhi stupiti di Dante, non appena mette piede al seguito di Virgilio all’interno della città di Dite) era dappertutto, eccetto che lo scenario vi era più crudele; perché i fuochi erano distribuiti tra i sepolcri e collocati intorno a ognuno, a causa dei quali erano così del tutto roventi, che nessuna attività di fabbro impone che il ferro lo sia maggiormente.

Tutte le loro coperture”, precisa il poeta, “erano sollevate e puntellate, e ne venivano fuori lamenti angosciosi a tal punto, che provenivano certamente dai dannati”.

Fin qui Dante, il quale, con voce angosciata, si rivolge al maestro, chiedendogli: “Maestro, chi sono quelle anime che, sepolte dentro a quei sarcofaghi, si fanno sentire coi gemiti dolorosi?”.

E Virgilio, con uno sguardo comprensivo, gli risponde: “Sono gli eretici coi loro seguaci, distinti in sette, e molto più di quanto tu non creda i sepolcri ne sono colmi. Simile qui con simile è sepolto, e le urne sono più o meno cocenti”.

Detto ciò, Virgilio prende via, svoltando subito alla sua destra, seguito dal poeta. E noi continuiamo a vederli dall’alto, come due puntini, mentre essi si immettono, a passo svelto, in uno stretto sentiero, che s’insinua tra i primi avelli e le alte mura di Dite.

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Un pensiero su “Simile qui con simile è sepolto

  1. Grande Carlo non ci vedresti, in tal sito (girone), uno sopra l’altro persone che incontriamo quotidianamente😉?

    A. Iannilli

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