Or vo’ che tu mia sentenza ne ‘mbocche

Or vo' che tu mia sentenza ne 'mbocche

7^ canto dellʼInferno.

Ed egli a me: “Tutti quanti ebbero la vista dell’intelletto così distorta nella vita terrena, che vi spesero troppo o troppo poco. La loro voce abbastanza chiaramente lo grida, ogni volta che giungono ai due capi del cerchio in cui li separa il peccato contrario. Questi, che hanno la chierica, furono ecclesiastici, e papi e cardinali, nei quali l’avidità esercita il suo eccesso”. 

E io: “Maestro, tra questi tali peccatori dovrei sicuramente riconoscere alcuni che furono macchiati da questi peccati”.

Ed egli a me: “Accogli nella tua mente un pensiero superfluo: la vita senza discernimento che li macchiò col vizio, ora li rende impenetrabili ad ogni riconoscimento. Si scontreranno in eterno: gli avari risorgeranno dal sepolcro con la mano chiusa, e i prodighi coi capelli tagliati. Prodigalità e avarizia hanno sottratto loro il Paradiso, e destinati a questa rissa: come sia possibile, non vi cerco belle parole. Pertanto, figliolo, puoi comprendere il breve inganno dei beni che sono affidati alla Fortuna, per i quali l’umanità intera si accapiglia; perché tutta la ricchezza che è sulla Terra e che già vi fu, non potrebbe acquistare il riposo di una sola di queste anime sfinite”.

“Maestro mio”, io gli dissi, “ora dimmi ancora: questa Fortuna di cui tu mi accenni, che possiede così bramosamente i beni terreni, che cos’è?”.

E quegli a me: “Oh uomini privi di discernimento, quanto ignoranza è quella che vi danneggia! Ora voglio che tu accolga il mio ragionamento. Dio creò i cieli e assegnò loro una guida, sicché ognuna riflettesse il suo splendore su ogni cielo, ripartendo ugualmente la luce. Analogamente destinò un’amministratrice ai beni terreni che trasferisse le ricchezze a tempo opportuno di popolo in popolo e da una stirpe all’altra, senza che il senno degli uomini potesse ripararsi da lei; per questo un popolo domina e un altro è oppresso, uniformandosi al decreto di costei, che è nascosto come il serpente nell’erba.

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