Or vo’ che tu mia sentenza ne ‘mbocche

Or vo' che tu mia sentenza ne 'mbocche

Inferno, canto settimo.

Abbiamo lasciato il Sommo Poeta un po’ perplesso, non appena si è sentito replicare da Virgilio – seduto accanto a lui sopra un masso posto a metà di un declivio – che “tutte le ricchezze passate e future sulla Terra non potrebbero acquistare un attimo di tregua per una sola di queste anime sfinite”.

Anime che, lo ripetiamo, nel luogo assegnato loro dalla Provvidenza, si trovano impegnate in un’attività non propriamente edificante: procedere avanti e indietro per il quarto cerchio, spingendo enormi pietre con il petto e, al contempo, ingiuriarsi a vicenda. Sono gli avari e i prodighi.

Tale perplessità dantesca si manifesta, di lì a poco, con la fatidica domanda che andiamo a riportare: “Maestro caro”, non distogliendo gli occhi da Virgilio, “ora spiegami ancora: questa Fortuna di cui tu mi parli, che cos’è, tanto che tiene stretti a sé i beni terreni?”

Per cui Virgilio non indugia più che tanto e prorompe con rabbia a stento trattenuta: “Oh creature sciocche, quanta ignoranza è quella che v’offende! Or vo’ che tu mia sentenza ne ’mbocche”.

Poi, lanciando uno sguardo al fondovalle, in direzione della ‘giostra dei sassi’ che non si ferma mai, prosegue nella sua elucubrazione su quella entità che tanto intriga il suo allievo: “Dio creò i cieli e li assegnò alle Intelligenze celesti modo che ognuna riflette la sua luce su un cielo, ripartendola uniformemente: analogamente ad amministrare e a guidare i beni terreni stabilì una entità divina che trasferisse gli stessi a tempo debito di popolo in popolo e da una generazione all’altra, al di là di ogni difesa predisposta dall’accortezza umana; per la qual cosa un popolo domina e un altro subisce, uniformandosi al favore di costei, che è invisibile come la serpe nascosta nell’erba”.

A questo punto, come se volesse riprendere fiato, il maestro dà uno stop improvviso alla sua filippica, e con la mano sfrega la veste alquanto spiegazzata, mostrando apertamente il suo nervosismo. Perché? Che cosa sta per svelare a Dante?

Niente di preoccupante. Lo sapremo presto.

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