Supin ricadde e più non parve fora

Supin ricadde e più non parve fora

10^ canto dell’Inferno. Al centro.

Le sue parole e la specie del tormento mi avevano già manifestato il nome di costui; perciò la replica fu così completa.

Improvvisamente sollevatosi gridò: “Come? hai detto ‘egli ebbe’? non è in vita tuttora? la dolce luce del sole non colpisce più i suoi occhi?”.

Quando si avvide che io indugiavo un poco prima della replica, cadde all’indietro e non si mostrò più fuori. Ma quell’altro magnanimo, per il cui volere mi ero soffermato, non cambiò atteggiamento, né mise in movimento il collo, né inclinò il suo fianco; e dando seguito al suo precedente discorso, disse: “Se essi hanno imparato in modo errato quell’arte, ciò mi fa soffrire più che questo sepolcro infuocato. Ma non s’illuminerà cinquanta volte il viso della donna che governa l’Inferno, ed ecco che tu conoscerai per esperienza quanto sia dura quell’arte. E possa tu mai ritornare nella dolce terra, dimmi: perché quel popolo è così iniquo in ogni sua deliberazione contro i miei?”.

Da leggere: El par che voi veggiate, se ben odo del 02.03.2018

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