Supin ricadde e più non parve fora

Supin ricadde e più non parve fora

Ancora tra gli eretici. I due poeti hanno appena fatto la loro entrata nel sesto cerchio dellʼInferno, e non è tanto che Dante ha scambiato le classiche due parole con Farinata degli Uberti, quando improvvisamente – di certo perché ha sentito parlare i due – si erge dallʼinterno dello stesso avello del vecchio capo dei Ghibellini fiorentini, unʼombra, dalla cintura in su, come se fosse inginocchiata. E al poeta chiede, avendolo riconosciuto, perché il suo caro figliolo non è insieme a lui, “se sei tanto intelligente da andartene in giro per lʼInferno così agevolmente”.

Per la qual cosa Dante lo informa, dicendogli che suo figlio Guido disprezzò il cammino della fede che, invece, lui sta percorrendo, in ciò aiutato da colui che lo sta accompagnando in tale missione, e che adesso si trova un poʼ discosto da loro.

Caro lettore, siamo nel decimo canto della prima cantica, alla metà della stessa e la narrazione può riprendere dal punto dove è stata lasciata. Così apprendi che le parole e la tipologia della pena fanno riconoscere questo personaggio al poeta, sebbene questi non ne dica espressamente il nome.

E nonostante egli commenti che la sua risposta è stata abbastanza esaustiva, il dannato si drizza di scatto, mettendosi a gridare: “Dimmi: perché hai detto ʻdisprezzòʼ? mio figlio non vive più? I suoi occhi non sono più abbagliati dal sole?”.

Ma quando si accorge che Dante esita, seppure in modo impercettibile, prima di replicare, si accascia nel sepolcro: “supin ricadde e più non parve fora. Farinata degli Uberti, allora, che nel frattempo non si è scomposto più di tanto, assistendo impassibile a questo siparietto tra Dante e Cavalcante dei Cavalcanti – sì, proprio lui, il padre del suo grande amico Guido – ora può continuare a parlare, senza più timore di essere interrotto.

E a Dante prontamente chiede: “Se i miei non hanno imparato a fare ritorno in patria, ciò mi strazia più di quanto non faccia questo letto rovente. Ma non passeranno cinquanta mesi, che tu farai esperienza diretta di quanto sia difficile impararla”. E, dopo avergli augurato di ritornare presto tra i vivi, gli chiede conto del motivo per cui i Fiorentini sono così spietati verso i suoi parenti e amici in ogni provvedimento di legge deliberato da essi.

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