O buono Appollo, all’ultimo lavoro

1^ canto del Paradiso

L’invocazione ad Apollo

Nel Paradiso terrestre. Il poeta narra: “O eccellente Apollo, rendimi tale ricettacolo della tua virtù poetica per l’ultima fatica, quanta ne chiedi a elargire l’alloro diletto. Fino a questo punto mi è stato sufficiente un vertice del Parnaso; ma ora con ambedue è necessario che io dia inizio alla prova rimasta. Penetra nel mio cuore, e ispirami tu come quando estraesti Marsia dall’involucro delle sue membra.

“O divina potenza, così tu possa concedermi il tuo aiuto tanto che io palesi l’immagine del beato regno impressa nella mia memoria, mi vedrai venire alla base del tuo albero amato, e cingermi la testa con una corona d’alloro di cui il tema e tu mi renderete meritevole. Così rare volte, padre, avviene che se ne raccolgono per il fatto che trionfi o l’imperatore o un poeta, colpa e vergogna delle brame umane, che il ramoscello d’alloro dovrebbe generare letizia nella delfica divinità lieta in sé, quando suscita in qualcuno l’ardente desiderio di sé. Un grande incendio tiene dietro a una piccola scintilla: forse dopo di me si pregherà Cirra da poeti più valenti affinché esaudisca la preghiera.

Scriveva il Sapegno a tal proposito: “Se nell’Inferno e nel Purgatorio gli era stato sufficiente (a Dante) ricercare il sostegno delle Muse, simbolo delle cognizioni umane e degli strumenti tecnici organizzati al fine della creazione poetica, ora invoca Apollo, e cioè la poesia stessa, in quanto ha la sua fonte prima in Dio, e da Dio discende nel petto dell’artista che umilmente si protende ad accogliere lo stimolo dell’ispirazione trascendente. Forse l’aver osato un’impresa tanto alta e ardua basterà a meritargli la corona d’alloro, sigillo di una gloria duratura; forse il suo tentativo audace stimolerà all’emulazione altri ingegni più del suo preparati e dotati”.

© O BUONO APPOLLO, ALL’ULTIMO LAVORO

Fonti: Enciclopedia dantesca, Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, Roma, 1970

La Divina Commedia, Paradiso, a cura di Natalino Sapegno, La Nuova Italia Editrice, Firenze, 4^ ristampa 1972

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