Nel suo aspetto tal dentro mi fei

1^ canto del Paradiso

Trasumanazione e ascesa

Dal Paradiso terrestre alla sfera del fuoco. Dante narra: “L’astro che fa luce alla Terra sorge per gli uomini da vari luoghi dell’orizzonte; ma da quello in cui quattro cerchi s’incontrano formando tre croci, sorge con un corso più favorevole e congiunto con una costellazione più benigna, e predispone a un determinato fine e imprime come con un sigillo la materia elementare più secondo la sua disposizione. Quel punto dell’orizzonte aveva fatto il mattino nel Purgatorio e la sera in Terra, e l’emisfero australe era quasi tutto illuminato, e l’emisfero boreale buio, quando vidi Beatrice rivolta verso il lato sinistro e immergere lo sguardo nel sole: un’aquila non lo fissò mai così quanto lei.

“E come un raggio riflesso è solito generarsi dal raggio diretto e risalire verso l’alto nella stessa direzione, proprio come un viandante che desidera vivamente di tornare in patria, così dalla sua azione, instillata per mezzo degli occhi nella mia immaginazione, si formò la mia, e fissai gli occhi nel sole al di là delle possibilità umane. Nel Paradiso terrestre è possibile molto alle qualità naturali umane, che in Terra non è permesso, in grazia del luogo creato come dimora propria degli uomini.

“Io non lo sopportai molto, né così poco, che non lo vedessi sprigionare faville intorno, come il ferro che esce rovente dal fuoco; e improvvisamente apparve essere unita luce a luce, come se Colui che può avesse adornato il cielo di un nuovo sole. Beatrice stava con gli occhi tutti concentrati nelle sfere celesti; e io fissai gli occhi in lei, che avevo allontanati dal sole.

“Nel volgere lo sguardo a lei divenni tale dentro, quale diventò Glauco nell’assaggiare proprio quell’erba miracolosa che in mare lo rese partecipe della stessa sorte degli dèi marini. Elevarsi oltre i limiti della natura umana non è un fatto che si possa spiegare con parole; perciò sia sufficiente l’esempio a quello a cui la grazia divina riserva la conoscenza diretta. Se c’era di me solo quello che creasti da ultimo, amore che regoli il movimento dei cieli, tu lo sai, che mi facesti alzare a volo col tuo lume.

“Quando il ruotare delle sfere celesti che tu rendi eterno per il desiderio che hanno di te, mi rese attento a sé con l’armonia che regoli e distingui, mi apparve in quel momento tanta parte del cielo illuminata dalla luce del sole, che la pioggia o un fiume non formarono mai nessun lago tanto ampio. La novità della dolce armonia e la grande luminosità accesero in me un desiderio di conoscere la loro causa che non fu mai avvertito con tanta acutezza”.

© NEL SUO ASPETTO TAL DENTRO MI FEI

Fonte: Enciclopedia dantesca, Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, Roma, 1970

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