Tal mi fece la bestia sanza pace

la lupa

1^ canto dell’Inferno.

Era la prima ora del mattino, e il sole si muoveva verso l’alto con quella costellazione che era con lui quando Dio mise in movimento per la prima volta le stelle; sicché mi davano motivo per sperare in modo conveniente riguardo a quella bestia dalla pelliccia screziata l’ora mattutina e la primavera; ma non così che non mi arrecasse la paura la sembianza di un leone che mi si manifestò.

Questi pareva che mi venisse incontro con la testa eretta e con una fame da far diventare irosi, sicché mi sembrava che lʼaria ne tremasse. Ed una lupa, che sembrava oppressa da tutti i segni dell’avidità nella sua magrezza, e fece già vivere infelici molte persone, mi turbò tanto con la paurosa minaccia che nasceva dal suo aspetto, che io persi la speranza di raggiungere la vetta del colle.

E com’è quegli che di buona voglia accumula ricchezze, e arriva il momento che gli fa perdere il profitto, che soffre e si rattrista in tutti i suoi pensieri; così mi mutò la fiera irrequieta, che, incalzandomi, gradualmente mi risospingeva là dove c’è l’oscurità. Frattanto che precipitavo a valle, mi si offrì allo sguardo uno che appariva indistinto per il pendio non illuminato. Quando vidi costui nel solitario pendio, lo implorai: “Abbi pietà di me, chiunque tu sia, o mera apparenza o uomo vero!”.

Mi rispose: “Non sono un uomo, un uomo già lo fui, e i miei genitori furono dell’Italia settentrionale, ambedue mantovani quanto alla città di origine. Venni al mondo ai tempi di Cesare, quantunque fosse dopo il tempo conveniente, e vissi a Roma durante il principato del valente Augusto nel tempo degli dèi pagani. Fui poeta, e composi unopera su quel giusto figliolo di Anchise che venne da Troia, dopo che la superba Ilio fu bruciata. Ma tu perché ritorni verso tanta angoscia? perché non ascendi il dilettevole colle che è inizio e causa di ogni gioia?”.

3 pensieri su “Tal mi fece la bestia sanza pace

  1. Sembra proprio che per superare alcuni ostacoli si possa contare sulle proprie forze; ma se dobbiamo fare i conti con la brama di possedere uomini e averi, con la voglia di accumulare (quanto è sempre attuale questo rischio sulla via del bene!), con questa bestia, sempre vorace e mai sazia, che si chiama cupidigia, allora c’è bisogno di una mano che ci soccorra.

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