Poi vidi genti accese in foco d’ira

15^ canto del Purgatorio

Le visioni estatiche di Dante e il rimprovero di Virgilio

Nella terza cornice del Purgatorio. Il poeta narra: “Quando io avrei voluto dire ‘Tu mi soddisfi’, mi vidi arrivato sulla cornice successiva, sicché gli occhi desiderosi di cose nuove mi fecero tacere. Lì ebbi l’impressione di essere rapito improvvisamente in una visione estatica, e di vedere dentro a un tempio più persone; e una donna, sulla porta, dire con un contegno affettuoso di madre: «Figliolo mio, perché tu hai agito così verso di noi? Ecco, angosciati, tuo padre e io ti cercavamo». E appena a questo punto tacque, ciò che appariva prima, svanì.

“Dopo me ne apparve un’altra con quelle lacrime che la sofferenza fa stillare giù per le gote quando sorse da un grande sdegno contro qualcuno, e dire: «Se tu sei il signore della città sul cui nome vi fu una lunga contesa tra gli dèi, e da cui s’irradia per tutto il mondo la luce di ogni scienza, vendicati di quelle braccia temerarie che abbracciarono nostra figlia, o Pisistrato». E il signore mi sembrava, amorevole e indulgente, risponderle con il viso atteggiato a temperanza: «Noi che cosa faremo a chi desidera di farci torto, se colui che ci apprezza è condannato da noi?».

“Poi vidi persone accese dall’ira violenta e brutale uccidere con i sassi un giovanetto, che con forza gridavano a vicenda di continuo: «Uccidi, uccidi!». E lo vedevo chinarsi verso il terreno, a causa della morte che lo incalzava già, ma teneva continuamente gli occhi come aperture attraverso le quali entrava la visione del Paradiso, pregando il divino Signore, in tanto martirio, che perdonasse ai suoi persecutori, con quel sembiante che genera la compassione in chi lo vede.

“Quando l’anima mia riprese contatto con le cose reali che sono fuori di lei, io mi resi conto che si trattava di erronee ma non di false visioni. Il mentore mio, che mi poteva vedere fare come chi si desta, disse: «Che cos’hai che non puoi reggerti dritto sulle gambe, ma hai camminato per più che mezza lega coprendo gli occhi con le palpebre e le ciglia e con le gambe impacciate, similmente a chi è vinto dal vino o dalla sonnolenza?».

© POI VIDI GENTI ACCESE IN FOCO D’IRA

Fonte: Enciclopedia dantesca, Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, Roma, 1970

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