15^ canto del Purgatorio
Virgilio disserta su invidia e carità
Tra la seconda e la terza cornice del Purgatorio. Dante narra: “Il mio maestro e io salivamo ambedue soli; e io mi proposi, andando, di ottenere un profitto dalle sue parole; e mi rivolsi a lui domandando così: «Che cosa volle dire lo spirito di Romagna, citando sia ‘esclusione’ sia ‘compartecipe’?».
“Per cui egli a me: «Comprende le conseguenze dannose del suo vizio più grave; e perciò non ci si stupisca se ce ne rimprovera affinché ce ne doliamo meno espiandolo in Purgatorio. Perché i desideri degli uomini si volgono ai beni in cui la porzione di ciascuno diminuisce a causa della partecipazione di altri al possesso, l’invidia muove il mantice che produce i sospiri. Ma se l’amore dell’ultimo e più alto dei cieli indirizzasse verso l’alto i vostri desideri, non vi sarebbe nell’animo quel timore; perché, da quanti lì si dice di più ‘nostro’, tanto maggiore è il bene che ciascuno possiede, e una carità più intensa si accende d’amore in quel luogo in cui i beati hanno la loro sede eterna».
“«Io sono più lontano dall’essere soddisfatto», dissi, «che se prima avessi taciuto, e accolgo nell’intelletto un dubbio maggiore. Com’è possibile che un bene, ripartito in più possessori, renda più ricchi di sé che se fosse posseduto da pochi?».
“Ed egli a me: «Poiché tu pensi insistentemente soltanto alle cose terrene, cogli frutto di tenebre dalla luce della verità che è nelle mie parole. Quell’infinito e inesprimibile Bene che c’è in Paradiso, così si rivolge verso chi lo ama come un raggio di sole scende verso i corpi lucidi. Tanto concede di sé quanto è l’ardore di carità che trova nell’anima; sicché, quanto è più grande la carità, tanto più il divino Valore si diffonde su di essa.
“«E quanti più beati si amano in Paradiso, tanto più bisogna amare pienamente, e vi si ama di più, e l’uno riversa sull’altro la beatitudine come lo specchio riflette la luce. E se il mio ragionamento non ti toglie la fame di sapere, vedrai Beatrice, ed essa ti rimuoverà esaurientemente questo e ogni altro desiderio. Adoperati soltanto che siano presto cancellate, come sono già le prime due, le cinque ferite, che si rimarginano per mezzo del pentimento»”.
© INVIDIA MOVE IL MANTACO A’ SOSPIRI
Fonte: Enciclopedia dantesca, Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, Roma, 1970