Era intagliato lì nel marmo stesso

10^ canto del Purgatorio

Gli esempi di umiltà: la danza di David e la leggenda di Traiano con la vedovella

Nella prima cornice del Purgatorio. Dante narra: “«Non pensare soltanto a una sola cosa», disse il caro maestro, che mi teneva da quel lato dove le persone hanno il cuore. Per cui mi mossi con lo sguardo, e dietro a Maria vidi, da quel lato dov’era colui che mi guidava, una seconda scena illustrata in scultura nella parete rocciosa; per cui io oltrepassai Virgilio, e mi avvicinai, affinché fosse esposta ai miei occhi.

“Lì erano scolpiti nello stesso marmo il carro e i buoi, trainanti l’Arca santa, per cui da allora si teme di assumere un incarico non affidato. In primo piano apparivano le persone; e tutte quante, divise in sette schiere in atto di cantare, facevano dire ai miei due sensi all’uno ‘No’, all’altro ‘Sì, canta’. Ugualmente rispetto al fumo dell’incenso che vi era rappresentato, la vista e l’odorato si fecero contrastanti sia al “sì” sia al “no”.

“Lì incedeva davanti alla reliquia sacra, danzando con la veste alzata, l’umile autore di salmi, e in quell’occasione era più che un re e meno che un re. Dirimpetto, scolpita a una finestra di un grande palazzo, Micol guardava con attenzione come una donna sprezzante e corrucciata. M’incamminai dal punto in cui io stavo, per guardare attentamente da vicino una terza scena, che splendeva ai miei occhi con il marmo candido di là di quella di Micol.

“Lì era raffigurato il nobile atto di giustizia compiuto dal principe romano, la cui eccellenza morale spinse Gregorio alla sua grande vittoria; parlo di Traiano, imperatore; e una vedovella gli teneva il cavallo al morso, raffigurata nel marmo con l’atteggiamento di chi piange e si duole. Intorno a lui appariva affollato e pieno di cavalieri, e le aquile delle insegne effigiate in campo d’oro sopra di essi per ciò che sembrava alla vista si muovevano al vento.

“La miserella sembrava dire tra tutti costoro: «Signore, rendimi giustizia per il mio figliolo che è stato ucciso, per cui io mi strazio»; ed egli risponderle: «Ora aspetta finché torni»; e quella, come una persona in cui la sofferenza si fa impaziente: «Signore mio, se tu non torni?»; ed egli: «Chi sarà al mio posto, te la renderà»; ed essa: «Il bene compiuto da altri di quale vantaggio sarà, se trascuri il tuo?»; ed egli: «Ora rincuorati; che è giusto che adempia il mio dovere prima che parta: lo vuole la giustizia e mi trattiene la compassione»”.

© ERA INTAGLIATO LÌ NEL MARMO STESSO

Fonte: Enciclopedia dantesca, Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, Roma, 1970

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