Ahi quanto cauti li uomini esser dienno

Ahi quanto cauti li uomini esser dienno

16^ canto dellʼInferno. Conclusione.

“Però dovrà seguire qualcosa di nuovo”, dicevo fra me stesso, “allo strano segnale che il maestro segue così con l’occhio”. Ahi come devono essere prudenti le persone nei riguardi di coloro che non soltanto vedono gli atti esteriori, ma penetrano con l’intelletto nei pensieri altrui!

Egli mi disse: “A breve salirà dal fondo ciò che io aspetto e che il tuo pensiero immagina in modo confuso; presto dovrà accadere che si renda visibile a tuoi occhi”.

Si deve sempre tacere finché si può quella verità che ha lʼaspetto di un’inverosimile invenzione, poiché ci si vergogna senza colpa; ma a questo punto non la posso tacere; e in nome dei versi della Commedia, lettore, ti giuro, possano essi essere graditi a lungo, che vidi una massa corporea ascendere nuotando attraverso quell’aria densa e tenebrosa, tale da destare meraviglia ad ogni animo coraggioso, come risale in superficie colui che sʼimmerge sott’acqua talvolta a sciogliere lʼancora che è rimasta incagliata o in uno scoglio o ad altre cose che sono racchiuse nel mare, che si tende in alto e ritrae le gambe.

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