Gente seder propinqua al loco scemo

17^ canto dell’Inferno.

Gli usurai.

Nel terzo girone del settimo cerchio dell’Inferno. Ancora all’inizio del canto, Virgilio dice al poeta: «Ora è utile che il nostro cammino devii un poco fino a quella bestia malvagia che là sta distesa».

Perciò scendono a destra, e fanno dieci passi sull’estremità del cerchio, per evitare accuratamente la sabbia e le fiammelle. E quando loro giungono a lei, vede poco più avanti sulla sabbia dannati sedere vicini all’orlo estremo.

Qui il maestro gli dice: «Affinché ti porti via una cognizione tutta piena di questo girone, va’, e vedi la loro condizione. Là i tuoi dialoghi siano brevi; intanto che torni, converserò con questa, affinché ci presti le sue spalle robuste».

Sono gli usurai. Raccolti sulla sabbia rovente, essi portano al collo una borsa recante lo stemma di famiglia, che rappresenta il simbolo del loro mestiere, e testimonia nello stesso tempo il loro bieco attaccamento al denaro. Costoro furono dal poeta considerati con disprezzo estremo, come egli non mostrò per nessuno dei dannati fino ad allora incontrati, disprezzo peraltro manifestantesi nella connotazione prettamente animalesca di costoro, con le raffigurazioni riguardanti animali come il leone, l’oca, la scrofa e i capri sulle loro borse di vari colori. Un particolare di non secondaria importanza: questi dannati furono quasi tutti di cittadini di Firenze.

 @ GENTE SEDER PROPINQUA AL LOCO SCEMO

 

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