E or s’accoscia e ora è in piedi stante

E or s'accoscia e ora è in piedi stante

Malebolge, l’ottavo cerchio dell’Inferno. Lasciato Giasone, i due poeti sono giunti “già dove l’angusto passaggio del ponte s’incrocia con il secondo argine, e trasforma quello in appoggio ad un altro arco. Da quel luogo udimmo dannati che gemono sommessamente nella bolgia successiva e che con la faccia ansimano fragorosamente, e colpiscono loro stessi con le mani”, ha precisato il poeta a proposito degli adulatori, quelli della seconda bolgia.

“Le coste erano incrostate da una fetida sostanza, a causa dell’esalazione risalente dal fondo che vi si addensa come pasta, che offendeva la vista e l’olfatto. Il fondo è così profondo, che nessun luogo è sufficiente per vedere se non salendo sul colmo dell’arco, dove il ponte di pietra è più alto”, egli ha chiosato.

18^ canto dell’Inferno. Conclusione. Dove Virgilio e Dante giungono qui; e di qui quest’ultimo vede dannati giù nel fondo immersi in uno sterco che sembra tolto dalle latrine terrene.

E intanto che egli cerca con lo sguardo laggiù, vede uno con la testa così sporca di sterco, che non appariva se era laico o ecclesiastico.

Lui a sua volta grida verso Dante con voce di rimprovero: “Perché tu sei avido di conoscere più me che gli altri lerci?”.

E il poeta a lui: “Perché, se ben ricordo, ti ho visto già con la chioma asciutta, e sei Alessio Interminelli di Lucca: perciò ti guardo bene più che tutti gli altri”.

Ed egli quindi, percuotendosi il capo: “Quaggiù mi hanno fatto sprofondare le adulazioni di cui io non ebbi mai la lingua sazia”.

Dopo ciò Virgilio dice a Dante: “Spingi lo sguardo un poco più avanti, sicché tu raggiunga sicuramente con la vista il volto di quella immonda e spettinata bagascia che si graffia là con le unghie sporche di sterco, e una volta si mette giù piegandosi con le gambe e una volta si raddrizza”.

E continua, specificando che si tratta di Taide, la prostituta che replicò al suo ganzo quando disse ‘Io ho grandi meriti da parte tua?’ : ‘E per di più grandissimi!’. Per chiudere il canto in tal modo: “E di questo i nostri occhi siano appagati”.

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