Cortesia e valor dì se dimora

Cortesia e valor dì se dimora

Eccoli, i tre del girotondo, sulla spianata sabbiosa del terzo girone del settimo cerchio dellʼInferno, quello che ospita i bestemmiatori, i sodomiti – cui appartengono quelli – e gli usurai, a pochi passi da Virgilio e Dante posti su uno degli argini di pietra, dentro cui scorre il sangue bollente della diramazione del Flegetonte.

Uno dei tre, nel presentare al poeta prima i suoi compagni e poi sé stesso, gli ha detto che se il miserabile stato di quel luogo rendeva spregevoli loro e le loro richieste, e il volto annerito e spelato e scorticato dalle fiamme, la loro fama avrebbe dovuto indurre la volontà di Dante alla benevolenza di dire loro chi fosse.

Proseguendo col dire che quegli che lo precedeva, quantunque fosse tutto nudo e senza peli, fu di rango elevato più di quanto Dante non credesse: fu nipote della virtuosa Gualdrada; si chiamò Guido Guerra, e nella sua vita operò con molto senno e coraggio.

Il terzo, che dietro a lui calpestava il terreno sabbioso, era Tegghiaio Aldobrandi, le cui parole tra i vivi avrebbero dovuto essere apprezzate. E lui, che è sottoposto al tormento con loro, era Iacopo Rusticucci, e certamente – puntualizza a favore del poeta – la sua ritrosa moglie lo ha danneggiato più di altre cose.

A questo punto il dannato si è zittito, e ha aspettato la risposta di Dante. Ma questi prima di farlo, ha tenuto a precisare, come intermezzo a beneficio del lettore, che se fosse stato protetto dal fuoco, si sarebbe precipitato di sotto tra di loro, pensando che Virgilio lo avrebbe permesso; ma poiché si sarebbe bruciato e ustionato la paura ha prevalso sulla sua benevola disposizione dʼanimo che lo rendeva avidamente desideroso di abbracciarli.

16^ canto dellʼInferno. Dove egli risponde in tal modo: “Non il disprezzo, ma la vostra situazione mʼimpresse il dolore nel cuore, tanto intenso che ci vorrà tempo prima che si dilegui completamente, non appena Virgilio mi ha detto parole dalle quali ho supposto che dovevate essere anime, quali voi siete, degne di riguardo.

Sono Fiorentino, e sempre riferii e ascoltai con affetto devoto le vostre azioni e i vostri onorevoli nomi. Abbandono lʼamarezza del peccato, e aspiro alle virtù teologiche e morali promesse a me da Virgilio; ma prima devo scendere fino al fondo dellʼInferno”.

Detto ciò, si pone in paziente attesa della risposta del dannato. Che non tarderà ad arrivare.

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