S’avessi avuto di tal tigna brama

15^ canto dell’Inferno.

Andrea de’ Mozzi.

Nel terzo girone del settimo cerchio dell’Inferno. Alla fine del canto, Brunetto Latini, interrogato dal poeta su chi siano i suoi compagni più famosi e più eccelsi, gli risponde: «È bene sapere di qualcuno; degli altri sarà meritevole di approvazione tacere, perché il tempo sarebbe breve se volessimo dire tanto. In breve sappi che furono tutti dotti e letterati grandi e di grande reputazione, immondi fra i vivi di uno stesso peccato. Prisciano se ne va con quella moltitudine infelice, e anche Francesco d’Accursio; e avresti potuto vedervi, se avessi avuto desiderio di tale sozzura, colui che dal servo dei servi di Dio fu trasferito da Firenze a Vicenza, in cui lasciò i nervi genitali tesi viziosamente».

Lettore, adesso facciamo la conoscenza del vescovo fiorentino Andrea, della ricca famiglia guelfa de’ Mozzi. Questi, completati gli studi giuridici a Bologna, soggiornò a lungo in Inghilterra. Poi cappellano di alcuni pontefici, tra cui Alessandro IV, fu nominato vescovo della sua città nel 1287. Carica che mantenne fino al 1295, quando Bonifacio VIII, il 13 settembre di quell’anno, per punizione lo destinò alla diocesi di Vicenza, dove morì nel febbraio 1296. La ragione della bolla papale sul suo trasferimento sembrò basata sul fatto che il suo governo a Firenze, pur mirando nelle intenzioni “a risollevarne le sorti e ridare lustro alla città”, sia stata attinente a una trama di frizioni e controversie col clero avviata sotto il pontificato di Niccolò IV.

Da questi, infatti, il vescovo era stato accusato di “violazione dei diritti altrui” e abuso di potere, e se ne stava aspettando da un momento all’altro la condanna. Ma, scomparso il papa nell’Aprile 1292, il vescovo Andrea aveva naturalmente ignorato quegli ordini. Fino al provvedimento di Bonifacio VIII, che gli costò il trasferimento in una sede di scarsa importanza. Sull’accusa di sodomia, dai primi commentatori della Commedia si ritenne che furono le “male lingue” fiorentine a intaccare la nomea del vescovo. Dicerie che dovettero influenzare non poco Dante, come accadde anche nel caso dello stesso Brunetto Latini, di Prisciano di Cesarea e di Francesco d’Accursio, tutti collocati da Dante tra i sodomiti.

@ S’AVESSI AVUTO DI TAL TIGNA BRAMA

 

 

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