Sieti raccomandato il mio Tesoro

15^ canto dell’Inferno.

Brunetto Latini.

 Nel settimo cerchio dell’Inferno. Terzo girone. Sempre alla fine del canto, Brunetto Latini, dopo aver citato Prisciano, Francesco d’Accursio e il vescovo Andrea de’ Mozzi tra i sodomiti più rilevanti della sua schiera, chiude così il suo dialogo con il poeta: «Parlerei di più; ma l’accompagnarmi a te e il discorso non possono continuare, perché vedo sollevarsi là un altro polverio dal terreno sabbioso. Si avvicinano anime con le quali non devo essere. Affido a te il mio Tesoro, nel quale io vivo tuttora, e non desidero altro».

Chi fu Brunetto Latini? Nato a Firenze intorno al 1220, dove morì nel 1294 circa, messer Brunetto partecipò attivamente alla vita politica del comune, seguendo le vicende della Parte Guelfa, della quale era uno dei membri più influenti. Nel 1260, mentre faceva ritorno in città da un’ambasceria ad Alfonso X di Castiglia, seppe della sconfitta dei suoi sodali a Montaperti. Proscritto da Firenze, fu così costretto a soggiornare in Francia, fino a quando sei anni più tardi, a Benevento, cambiando le sorti della politica, poté rientrare in patria. Nel resto della sua vita terrena fu notaio e cancelliere del comune, ricoprendo nel tempo numerosi incarichi, fra tutti, nel 1280, quello di mallevadore per i Guelfi alla pace del cardinal Latino.

Durante il suo esilio aveva scritto in francese “il mio Tesoro“, come dirà a Dante, con la raccomandazione di averne cura, “detto col tono di chi deve andare, ma vuol dire ancora una cosa che gli preme assai, quella che gli preme di più” (Arnaldo Momigliano), altrimenti noto come Trésor, grande trattato in forma di enciclopedia; in versetti rimati a coppie il Tesoretto, e in prosa italiana tradusse e ammodernò Cicerone.

La grande importanza di Brunetto Latini nella cultura dellʼepoca stette tutta in ciò che ne disse lo storico fiorentino Giovanni Villani (Nuova Cronica, VIII, 10). Leggiamo: “Fu grande filosofo e fu sommo maestro, in rettorica, tanto in bene saper dire, quanto in bene dittare. E fu quegli che spuose la Rettorica di Tullio, e fece il buono e utile libro detto Tesoro e il Tesoretto, e la chiave del Tesoro, e più altri libri in filosofia, e de’ vizi e di virtù; e fu dittatore del nostro comune. Fu mondano uomo; ma di lui avemo fatta menzione, perocch’egli fu cominciatore e maestro in digrossare i Fiorentini e fargli scorti in bene parlare e in sapere guidare e reggere la nostra repubblica secondo la politica”.

@ SIETI RACCOMANDATO IL MIO TESORO

 

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