Poi si rivolse, e parve di coloro

Poi si rivolse, e parve di coloro

Virgilio, che a un certo punto della narrazione è sparito – egli sta camminando su uno degli argini di pietra che delimitano il ruscello di sangue, che si dipana sul sabbione del terzo girone del settimo cerchio, davanti a Dante e a Brunetto Latini, questʼultimo sulla sabbia rovente – a un tratto lo rivediamo mentre si gira, ribattendo al poeta che è un buon ascoltatore chi ricorda ciò che gli viene detto.

Infatti, il maestro di Dante degli anni giovanili del poeta ha da poco terminato la sua lunghissima disquisizione sulla vera natura dei Fiorentini e sulla sorte che aspetta il poeta di lì in poi – è il terzo in ordine di tempo a farlo, dopo Ciacco e Farinata degli Uberti – e Dante, che non gradisce sprecare il suo tempo, ha ritenuto però giusto chiedere informazioni sui compagni più noti e più sommi del buon Brunetto.

E lo ha fatto, sentendosi rispondere che conoscere lo stato di qualcuno dei sodomiti si sarebbe rivelata una buona cosa, ma degli altri era meglio non farne cenno, a causa del tempo tiranno che passava inesorabilmente – e il vecchio maestro avrebbe dovuto lasciare il poeta.

Allora, per appagare il desiderio di sapere di Dante – in fondo, lo scopo del viaggio di questi è proprio quello di imparare il più possibile dai peccati degli uomini – gli ha riferito che i suoi compagni di sorte furono tutti uomini di chiesa e letterati grandi e di chiara fama, macchiatisi in vita tutti della stessa colpa.

Ultimi versi del 15^ canto dellʼInferno. Dove ser Brunetto prosegue così: “Prisciano si accompagna a quei sodomiti, e Francesco dʼAccursio; e se avessi avuto la voglia di vedere un tipo così immondo, avresti potuto vedere Andrea de’ Mozzi. Resterei ancora a parlare; ma non posso proseguire con te, né è possibile che questa discussione vada avanti, poiché laggiù vedo alzarsi un gran polverone dalla spianata sabbiosa”.

Per concludere: “Stanno approssimandosi alcune anime con le quali non posso mischiarmi. Ti affido il mio libro, quel Tesoro che tu conosci molto bene, e grazie al quale io sono ancora ricordato dai vivi, e di più non chiedo”.

Poi si voltò”, chiosa il poeta a questo punto, “e sembrò uno dei partecipanti al Palio di Verona; e di costoro somigliò al vincitore, non al perdente”.

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