L’animo mio, per disdegnoso gusto

L'animo mio, per disdegnoso gusto

Uno dei rami troncati della selva dei suicidi e degli scialacquatori – che funge da secondo girone del settimo cerchio dellʼInferno – dopo che Virgilio si era scusato, per aver indotto Dante a strappare da lui un ramoscello frondoso, aveva risposto di essere “colui che tenni ambo le chiavi del cor di Federigo“.

A quel punto ci siamo chiesti chi fosse il dannato che aveva parlato. Bene. Ora possiamo svelare l’arcano: si tratta di Pier della Vigna, alto funzionario, ministro e rappresentante di Federico II in tante missioni diplomatiche, da lui accusato di tradimento, e suicidatosi dopo che lʼimperatore lo aveva fatto accecare – qui ci sia consentito di chiarire che il poeta sovente fa parlare i dannati, i penitenti e i beati, senza che gli stessi rivelino la loro identità, per cui le ampie perifrasi che li riguardano sono state interpretate più fantasiosi.

13^ canto dellʼInferno, nei pressi della parte centrale. Dove Pier della Vigna continua così il suo racconto: “L’invidia, rovina comune di tutti gli uomini e peccato delle corti, istigò contro di me gli animi di tutti; e gli istigati istigarono a loro volta l’imperatore, che gli onori che mi avevano reso lieto si mutarono in mesti dolori.

“Il mio animo, a causa del piacere che si cerca nella soddisfazione di un pieno sdegno, immaginando di sfuggire con la morte il disprezzo, mi rese ingiusto contro di me innocente. In nome delle strane radici di questa pianta vi giuro che non fui mai infedele al mio signore, che fu così meritevole di degna fama. E se qualcuno di voi ritorna sulla Terra, ravvivi il mio ricordo, che è prostrato tuttora per il dolore che gli inferse l’invidia”.   

Virgilio indugia un poco. Poi si scuote e si rivolge a Dante con voce ferma, dicendogli: “Dal momento che egli si astiene dal parlare, non lasciarti sfuggire il momento opportuno; ma parla, e chiedi a lui, se desideri sapere altro”.

Pertanto Dante al maestro: “Domandagli tu di nuovo su quel che stimi che mi accontenti; poiché non potrei, tanta è l’angoscia che mi addolora”.

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