Ma seguimi oramai che ‘l gir mi piace

Ma seguimi oramai che 'l gir mi piace

Poco prima d’imboccare la strada che porta alla conclusione dell’11^ canto dell’Inferno, Virgilio ha dapprima consigliato a Dante di valutare, entrambi riparati dalla pietra sepolcrale dell’avello del papa Anastasio II, nel sesto cerchio dell’Inferno, di valutare nel modo dovuto peccato e pena degli incontinenti, cioè gli iracondi e gli accidiosi, i lussuriosi, e i golosi, e gli avari e i prodighi, tutti puniti fuori della città di Dite, “e comprenderai sicuramente perché siano distinti da questi malvagi, e perché meno adirata la giustizia divina li punisca”, ha poi concluso.

Al che, Dante, prima chiedendogli di fare un passo indietro, fino all’affermazione che il peccato d’usura è una vera e propria violenza contro la Deità, gli ha chiesto di entrare nel merito di quella affermazione.

E ora che abbiamo imboccato la strada della parte finale del canto citato sopra, possiamo conoscere finalmente il pensiero di Virgilio a proposito degli usurai, leggendo ciò che Dante ha sentito dalla bocca di questi: “La filosofia, a favore di chi la capisce,  indica, non soltanto in un solo punto, come la natura procede dall’intelletto divino e dalla sua capacità di tradurre in atto la sua creatività; e se tu esamini distintamente la Fisica a te casa, riuscirai a stabilire, al principio del libro, che l’operare umano, quanto può, si mette al seguito di quella, come il discepolo fa col maestro; sicché il lavoro umano è quasi nipote a Dio”.

Qui Virgilio fa una pausa di studio. Subito dopo riprende a parlare pacatamente: “Dalla natura e dal lavoro, se tu ricordi la parte iniziale della Genesi, è necessario che l’uomo tragga i mezzi per sostentarsi e far progredire l’umanità; e poiché l’usuraio ha un altro comportamento, tiene in bassa considerazione la natura in ciò che è in sé stessa e il lavoro umano nella sua essenza, dal momento che volge la speranza in altre cose.  Ma ormai vienimi dietro poiché me ne voglio andare, perché la costellazione dei Pesci sorge sull’orizzonte di Gerusalemme, e l’Orsa Maggiore si avvia al tramonto, e il ripido scoscendimento si discende più oltre”, conclude.

Detto ciò, egli si avvia e il poeta, senza una parola, prontamente gli si accoda. 

Un pensiero su “Ma seguimi oramai che ‘l gir mi piace

  1. come sempre dobbiamo riconoscere al sommo poeta la sua padronanza dell’immaginario sullo stato d’animo delle anime e della quotidianità del suo pensiero ed ad oggi ancor valido.

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