Appresso mosse a man sinistra il piede

Appresso mosse a man sinistra il piede

“Sono disteso qui con innumerevoli dannati: qua nell’interno si trovano Federico II e il Cardinale; e degli altri mi astengo dal parlare degli altri”.

Tono sbrigativo, questo di Farinata degli Uberti congeda Dante il quale, poco prima, gli ha chiesto chi altri è racchiuso negli avelli del sesto cerchio dell’Inferno.

Stiamo per concludere il resoconto del canto 10^ dellʼInferno. Nel passaggio in cui, dopo aver dato la risposta di cui sopra, lʼacerrimo avversario della famiglia del poeta si nasconde alla vista di costui, accasciandosi di colpo allʼinterno del sepolcro, facendo mostra con ciò di non poterne più di quella presenza così ingombrante, che gli ha fatto riaffiorare alla mente ricordi non certo piacevoli.

Pertanto, consapevole che il suo tempo è scaduto – glielo ha ricordato un attimo prima il maestro – gira appena la testa e si avvede che egli non vede lʼora di rimettersi in cammino. Sicché, non potendo fare altro, se ne torna a piccoli passi, meditabondo.

Non fa in tempo a raggiungere Virgilio, che questi gli chiede a bruciapelo: “Perché tu sei così turbato?”.

Di conseguenza, non potendosi sottrarre alla richiesta, comincia a raccontargli tutto il colloquio che ha avuto con Farinata degli Uberti, fino alla profezia finale di questi che, peraltro, si aggiunge a quella di Ciacco, pronunziata nel cerchio dei golosi.

Per cui il maestro gli suggerisce dapprima di custodire nella memoria quel che che ha appreso contro di lui, poi, alzando il dito gli dice: “e ora bada a quel che sto per dire: quando ti troverai di fronte al dilettevole sguardo di Beatrice, da lei verrai a parte del corso della tua vita”. 

“Dopo s’incamminò verso sinistra”, chiosa Dante a questo punto e, staccandosi dalle mura della città di Dite, prendono via verso il centro del cerchio per un sentiero che termina davanti a un baratro.

Da quelle profondità proviene un puzzo, che costringerà i due poeti a fare una sosta, che si rivelerà molto istruttiva per il poeta. 

Un pensiero su “Appresso mosse a man sinistra il piede

  1. “da quelle profondità proviene un aspro fetore….”, caro Carlo, basta soffermarsi un attimo, spaziare con la mente e ritrovarsi nella cruda ed odierna realtà.

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