Allor distese al legno ambo le mani

Allor distese al legno ambo le mani

Che violenza mostra quel dannato, totalmente coperto dal fango – del quale il poeta ancora non ci fa sapere il nome – non appena afferra con le mani il bordo del natante pilotato da Flegias, su cui Virgilio e Dante sono entrati da poco, e che speditamente si sta dirigendo sull’altra sponda dello Stige!

Allor distese al legno ambo le mani”, narra il poeta, infatti, dopo aver rimproverato costui, ammettendo di averlo riconosciuto, sebbene quegli fosse tutto sozzo di melma. Per proseguire nella narrazione riportando che il maestro, nel vedere la scena, lo allontana dalla barca con una spinta, mentre grida rabbioso: “Stai in questo posto con gli altri iracondi!”

Ottavo canto dell’Inferno, del quale stiamo avvistando la parte centrale dello stesso, avendo abbondantemente oltrepassato quella di esordio.

Detto ciò, Virgilio circonda con le braccia il collo dell’allievo; gli sfiora il volto con un bacio e gli dice ammirato: “Anima che sdegna il male, sia lodata tua madre! Quegli in vita fu un uomo altero; non vi è una cosa buona che onori il suo nome: perciò qui la sua anima è infuriata”.

E qui Virgilio, volgendo lo sguardo in alto, con tono di malinconica rassegnazione, ci regala una ‘perla’ quanto mai attuale, proseguendo: “Quanti sono oggi tra i vivi a ritenersi persone autorevoli che razzoleranno in questo cerchio come porci in brago, facendo restare di sé un ricordo infamante!”

Al che Dante ribatte, lanciando uno sguardo furente al dannato che, nel frattempo, è piombato di nuovo sotto la mota della palude: “Maestro, sarei molto desideroso di vederlo affogare in questo stagno prima che noi possiamo uscirne”.

E questi, con un sorriso maligno sulle labbra: “Prima che tu veda la riva opposta, sarai appagato: dovrai provare questa soddisfazione”. Virgilio non finisce di parlare, che una mezza dozzina di dannati lordi di melma fuoriescono dalle acque stagnanti, e si scagliano contro il loro compagno di sorte, riducendolo a pezzi, “tanto che tuttora ne sono riconoscente a Dio”, chiosa il poeta.

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