In etterno verranno a li due cozzi

7^ canto dell’Inferno

Gli avari e i prodighi

Nel quarto cerchio dell’Inferno. Virgilio a Dante: «Accogli nella mente un pensiero superfluo: la vita priva di discernimento che li rese immondi, ora li rende oscuri a ogni riconoscimento. Verranno ai due urti in eterno: gli uni resusciteranno dal sepolcro col pugno stretto, e gli altri coi capelli tagliati. Lo spendere e il risparmiare peccaminosamente li ha privati del mondo bello, e destinati a questo scontro: quale sia esso, non vi cerco belle parole».

Si tratta degli avari e dei prodighi, collocati dal poeta in questo cerchio, e da lui distinti in due gruppi contrapposti, provenienti da una direzione e dall’altra, facendo rotolare enormi pesi con la forza del petto, e “s’incontrano e cozzano in un punto, scambiandosi aspre ingiurie; poi si rivoltano e ripercorrono il cammino fatto, finché nuovamente vengono a incontrarsi e insultarsi a vicenda nel punto diametralmente opposto del cerchio”, scriveva il Sapegno.

La loro pena, forse fatta derivare da Dante dal supplizio di Sisifo, “ritrae simbolicamente lo sforzo che quei peccatori durarono da vivi intorno ad un oggetto, qual è la ricchezza, di per sé vano. Tutti questi dannati sono irriconoscibili, come in vita furono ‘sconoscenti, e cioè ciechi di mente e privi di discrezione; ma tra gli avari compaiono numerosi i chierici, papi e cardinali che la cupidigia dominò e condusse a dannazione. Nel modo della rappresentazione è facile cogliere l’atteggiamento polemico e sprezzante dello scrittore”, ancora il Sapegno.

Questi dannati, i quali nel giorno del Giudizio rivestiranno le loro spoglie: gli avari, con la mano chiusa e i prodighi con i capelli tagliati, furono considerati dal poeta in numero maggiore che nei precedenti cerchi, quasi che questi avesse voluto sottolineare la preminenza di questo vizio sugli altri prima trattati (lussuria e gola). Di certo egli, a proposito dei prodighi, ebbe a mente il pensiero di Aristotele al riguardo; per il grande filosofo greco lo sperpero delle ricchezze con cui l’uomo sostenta la propria vita, è una vera e propria distruzione della loro intima essenza.

© IN ETTERNO VERRANNO A LI DUE COZZI

Fonti: Enciclopedia dantesca, Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, Roma, 1970

La Divina Commedia, Inferno, a cura di Natalino Sapegno, La Nuova Italia Editrice, Firenze, 1^ ristampa 1969

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