Poi ch’innalzai un poco più le ciglia

i-vidi-eletra-con-molti-compagni

4^ canto dell’Inferno.

Così proseguimmo fino alla luce, dicendo cose che è opportuno passare silenzio, quanto là era giusto parlarne. Giungemmo alla base di un castello dall’aspetto sontuoso, cinto da sette alte mura, protetto intorno da un grazioso rivo. Attraversammo questo come se fosse un suolo compatto; varcai sette porte con questi sapienti: arrivammo in un prato con l’erba spuntata.

Vi erano anime con occhi tranquilli e solenni, di grande autorevolezza nei loro visi: si esprimevano pacatamente, con voci melodiose. Ci appartammo così in uno dei lati, in un punto spazioso, illuminato e posto in alto, sicché si potevano vedere tutti quanti. In linea retta, sopra il prato, mi furono manifesti gli spiriti magnanimi, della vista dei quali m’inorgoglisco nell’anima.

Vidi Elettra con molti discendenti, tra i quali riconobbi Ettore ed Enea, Cesare in assetto di guerra con gli occhi torvi. Vidi Camilla e Pentesilea; dal lato opposto vidi il re Latino che sedeva con sua figlia Lavinia. Vidi quel Bruto che scacciò Tarquinio, Lucrezia, Giulia, Marzia e Cornelia; e solo, in disparte, vidi il Saladino.

Dopo che guardai un poco più in alto, vidi Aristotele seduto tra i filosofi. Tutti lo guardano, tutti mostrano un atteggiamento riguardoso dinanzi a lui: lì io vidi Socrate e Platone, che gli stanno vicino più degli altri; Democrito che sostiene essersi costituito l’insieme della Terra e dei cieli per caso, Diogene, Anassagora e Talete, Empedocle, Eraclito e Zenone; e vidi l’abile botanico, dico Dioscoride; e vidi Orfeo, Cicerone e Lino e il filosofo etico Seneca; il matematico Euclide e Tolomeo, Ippocrate, Avicenna e Galeno,  Averroè che scrisse il commento dei testi aristotelici. Io non posso parlare di tutti in modo esauriente, poiché la vastità della materia m’incalza così, che molte volte davanti all’agire il parlare è insufficiente. Il gruppo dei sei poeti si riduce a due. Virgilio mi guida per un altro percorso, fuori dal castello, nell’aria che vibra. E giungo in una zona dove non vi è nulla che mandi luce.

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