Dolce color d’orïental zaffiro

1^ canto del Purgatorio.

Fuori delle tenebre infernali.

Sulla spiaggia del Purgatorio. Dante narra: “Un gradito colore simile a quello dello zaffiro dei paesi d’oriente, che si diffondeva nella chiara apparenza dell’aria, limpida fino all’orizzonte, riprese a produrre il piacere della luce nei miei occhi, appena io uscii fuori dell’atmosfera infernale che mi aveva afflitto i sensi e l’anima. Il bel pianeta che è causa d’amore faceva splendere tutto l’oriente, nascondendo la costellazione dei Pesci che si trovava sotto la sua guida.

“Mi volsi verso destra, e guardai con attenzione in direzione del polo antartico, e vidi le quattro stelle non viste mai fuorché da Adamo ed Eva. Il cielo sembrava godere della loro luce: Oh spoglia terra emersa situata nell’emisfero boreale, da quando sei posta nell’impossibilità di guardare quelle!”.

Nel presentare questo canto, Natalino Sapegno a suo tempo scriveva che Dante aveva concepito il Purgatorio in antitesi con il mondo infernale. E proseguiva in tal modo: “Alla profonda voragine che si apre nel mezzo dell’emisfero di Gerusalemme internandosi fino al centro della terra, corrisponde, con l’esattezza di un calco che riproduce il disegno della sua matrice, nel mezzo dell’emisfero opposto, solitaria nell’immenso oceano, l’altissima montagna dell’Eden, sulle cui pendici Dante colloca, come sui gradini di una scala che ascende faticosamente verso il cielo, le anime dei penitenti intenti a purgarsi delle loro tendenze peccaminose e a rendersi degni della promessa beatitudine”.

Il poeta, infatti, uscendo in compagnia di Virgilio dalle tenebre dell’Inferno, si trova d’improvviso in un nuovo mondo, pervaso dalla luce dei primi albori. Quello che vede con i suoi occhi finalmente liberi dalla caligine infernale è un paesaggio ricco di silenzio “che vive”, ancora Sapegno, “in un’atmosfera d’intatto stupore e di intenerita fiducia. L’azzurro sereno del cielo, la luminosità diffusa e ridente degli astri – Venere, un’ignota costellazione delle cui quattro luci pare che tutto il firmamento si rallegri – danno l’impressione come di un ritorno alla vita, alacre e gioioso, e accompagnano poeticamente il processo dell’anima che anela a scrollare da é il ricordo degli orrori contemplati, delle pene, delle violenze, delle lacrime, e già si protende tutta nell’attesa di un’arcana consolazione. Poi quell’impressione di pace idillica e di fervorosa speranza…” si interrompono. In modo brusco.

@ DOLCE COLOR D’ORÏENTAL ZAFFIRO

Fonti: Enciclopedia dantesca, Treccani 1970

Inferno, Natalino Sapegno, La Nuova Italia Editrice, 1955

e successive ristampe

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