O tu che ne la fortunata valle

31^ canto dell’Inferno.

Anteo.

Lungo l’argine che circonda la decima bolgia di Malebolge, ottavo cerchio dell’Inferno. Là dove il poeta sente dire da Virgilio: «O tu che nell’illustre pianura che rese glorioso Scipione, quando Annibale fuggì coi suoi, portasti già mille leoni come bottino di caccia, e che, se avessi preso parte all’ardua battaglia dei tuoi fratelli, sembra tuttora che si creda che i figli della Terra sarebbero riusciti vincitori: mettici giù dove il freddo rigido stringe in gelo Cocito, e non disdegnare di rendere a noi questo servizio».

Figura del mito classico, Anteo, collocato da Dante intorno alla parete del pozzo che circonda il nono cerchio dell’Inferno, fu figlio della Terra, che lo aveva generato con Nettuno (per alcuni). Viveva nell’attuale Tunisia, nella valle del Bagrada, vicino a Zama, ed era solito adornare la sua dimora con le teste mozzate dei suoi nemici, fin quando incontrò Ercole, il quale lo stritolò con la forza senza limiti delle sue braccia.

Il poeta descrisse la sua fine nel Convivio (III, III 7-8) come segue: “si legge ne le storie d’Ercule, e ne l’Ovidio Maggiore e in Lucano e in altri poeti, che combattendo con lo gigante che si chiamava Anteo, tutte volte che lo gigante era stanco, e elli ponea lo suo corpo sopra la terra disteso o per sua volontà o per forza d’Ercule, forza e vigore interamente de la terra resurgea, ne la quale e de la quale esso era generato. Di che accorgendosi Ercule, a la fine prese lui; e stringendo quello e levatolo da la terra, tanto lo tenne sanza lasciarlo a la terra ricongiugnere, che lo vinse per soperchio e uccise. E questa battaglia fu in Africa, secondo le testimonianze delle scritture”.

Dai primi commentatori della Commedia in poi si è ritenuto che Dante avesse letto questo racconto nella Farsaglia di Lucano (IV, 593-600), del quale il riferimento sopra riportato non è altro che un riassunto. Lucano, peraltro, affermò che fu una fortuna il fatto che il gigante non poté partecipare alla battaglia di Flegra, combattuta dagli altri giganti contro Giove – di qui, egli non ha le braccia incatenate nel luogo dell’Inferno dove si trova, da cui, previa l’efficace captatio benevolentiae virgiliana citata in apertura, farà approdare i due poeti nel nono cerchio.

@ O TU CHE NE LA FORTUNATA VALLE

Fonte: Enciclopedia dantesca, Treccani 1970

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