Di tante fiamme tutta risplendea

26^ canto dellʼInferno.

I consiglieri fraudolenti.

Nell’ottavo cerchio dell’Inferno, Malebolge. Ottava bolgia. Il poeta narra: “Quante lucciole vede giù nella valle il contadino che dimora sul colle, nel tempo in cui colui che illumina la terra tiene meno nascosta a noi la sua faccia, appena la mosca dà luogo alla zanzara, forse là dove egli vendemmia e ara: di altrettante fiamme l’ottava bolgia risplendeva in ogni parte, come io mi avvidi appena mi trovai dove appariva il fondo”.

I consiglieri fraudolenti, collocati da Dante nell’ottava bolgia di questo cerchio , vi scontano una colpa legata strettamente alla conoscenza e al cattivo uso dell’ingegno, utilizzato per conseguire con la frode la supremazia del singolo o di una parte politica. Insomma, l’astuzia e la malizia politica, e, più generalmente, l’abuso dell’intelligenza in contrasto con le norme morali e religiose.

Colpa che comporta in molti casi una specie di ammirazione, “di fronte alla quale anche l’atteggiamento di Dante è assai lontano dal disprezzo o addirittura dalla ripugnanza che aveva mostrato per gli altri fraudolenti, e il giudizio si fa perplesso, complicato, drammatico: l’eccellenza dell’ingegno è un dono di Dio, un privilegio, che deve essere custodito e tenuto a freno con infinita cautela perché ‘non corra che virtù nol guidi’, per il Sapegno.

Che continuava in tal modo: “In questa atmosfera di alta meditazione morale di colloca e deve essere inteso anche l’episodio di Ulisse. Il quale narra a Dante, non le colpe, gli inganni e le frodi, per cui si trova punito con Diomede nell’inferno, sì la storia del suo estremo inconsapevole errore, allorché da vecchio, bramoso di sempre nuove esperienze, si indusse con pochi compagni a varcare le colonne di Ercole lanciandosi nell’oceano aperto alla ricerca di terre sconosciute…” A tal proposito, va da sé che si approfondirà questa ultima notazione in altra sede.

@ DI TANTE FIAMME TUTTA RISPLENDEA

Fonti: Enciclopedia dantesca, Treccani 1970

Inferno, Natalino Sapegno, La Nuova Italia Editrice, 1955

e successive ristampe

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