Ma voi chi siete, a cui tanto distilla

23^ canto dell’Inferno.

Gli ipocriti.

A Malebolge, ottavo cerchio dell’Inferno. Sesta bolgia. Dove il poeta dice a Catalano de’ Malavolti e Loderingo degli Andalò: «Nacqui e crebbi nella grande città presso il bel fiume dʼArno, e mi trovo col corpo che ho sempre avuto. Ma voi chi siete, ai quali tante lacrime quante ne vedo scendono stillando giù per le guance? e che pena è in voi che così risplende?».

Gli ipocriti, collocati da Dante in questa bolgia, subiscono una pena la cui tipologia, secondo il Sapegno, “è tra quelle elaborate con maggior sottigliezza di rapporti e di contrappassi e insieme con maggiore evidenza rappresentativa e sensibilità d’artista. Del resto, il contrasto tra la vistosa apparenza esteriore e la tormentosa realtà ha un evidente rapporto con la natura di un peccato, che consiste nel celare sotto una veste di virtù e di santità un’indole viziosa”.

Inoltre, la sgargiante cappa da monaco e l’avanzare nella bolgia a mo’ di processione religiosa di questi dannati, pongono in forte risalto la categoria di persone condannate dal poeta. Egli volle stigmatizzare l’ipocrisia perpetrata soprattutto dagli ordini religiosi, esaminando la stessa nel campo sociale e politico più che nella sfera della coscienza dei singoli.

E nel contesto di questa condanna senza se e senza ma, si colloca l’entrata in scena dei due frati bolognesi sopra citati, “che vuol essere inteso appunto come una satira contro gli intrighi politici del papato e della gente di chiesa”, sempre il Sapegno.

@ MA VOI CHI SIETE, A CUI TANTO DISTILLA

Fonti: Enciclopedia dantesca, Treccani 1970

Inferno, Natalino Sapegno, La Nuova Italia Editrice, 1955

e successive ristampe

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