Là giù trovammo una gente dipinta

23^ canto dell’Inferno.

Quella gente dipinta.

A Malebolge, ottavo cerchio dell’Inferno. Sesta bolgia. All’inizio del canto, i due poeti, silenziosi, soli, senza scorta se ne vanno l’uno dinanzi e l’altro dietro, come i frati minori camminano per la strada. E quando Dante vede venire i diavoli, lasciati nella bolgia precedente, con le ali distese da non molto lontano, per voler afferrare entrambi, Virgilio, reso edotto poco prima dal poeta sulla presenza di essi dietro alle loro spalle, lo stringe improvvisamente, e giù dal sommo dell’argine di pietra si lascia andare col corpo supino lungo la digradante parete rocciosa, che chiude uno dei lati della bolgia. Giunti sul fondo della stessa, incontrano dei dannati dipinti che vanno in tondo con passi assai lenti, piangendo e sopraffatti dalla stanchezza per quanto traspare dal volto. Essi hanno cappe con i copricapi abbassati di fronte agli occhi. Di fuori sono dorate, così che esse abbacinano; ma dentro tutte di piombo.

“I peccatori puniti in questa bolgia sono gli ipocriti: la forma del castigo eterno che il poeta escogita per essi è tra quelle elaborate con maggior sottigliezza di rapporti e di contrappassi e insieme con maggiore evidenza rappresentativa e sensibilità d’artista”, scrisse il Sapegno a suo tempo. Per proseguire come segue: “Del resto il contrasto tra la vistosa apparenza esteriore e la tormentosa realtà ha un evidente rapporto con la natura di un peccato, che consiste nel celare sotto una veste di virtù e di santità un’indole viziosa”.

Inoltre, per lui, la sgargiante cappa da monaco e l’avanzare nella bolgia a mo’ di processione religiosa di questi dannati, pongono in risalto la categoria di persone contro la quale si scaglia il poeta: egli vuole condannare l’ipocrisia come peccato soprattutto perpetrato dagli ordini religiosi, esaminandola nel campo sociale e politico più che nella sfera della coscienza dei singoli.

E nel contesto di questa condanna senza se e senza ma, si colloca nel canto l’episodio dei due frati bolognesi, di cui si parlerà in un altro momento, “che vuol essere inteso appunto come una satira contro gli intrighi politici del papato e della gente di chiesa”, sempre il Sapegno.

@ LÀ GIÙ TROVAMMO UNA GENTE DIPINTA

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