Mettetel sotto, ch’i’ torno per anche

21^ canto dell’Inferno.

Uno degli “anziani” di Lucca.

Quinta bolgia di Malebolge, l’ottavo cerchio dell’Inferno. Il poeta narra che, frattanto che lui guarda intensamente laggiù, la sua guida, dicendo “Guarda, guarda!”, lo spinge ad avvicinarsi a sé dal luogo in cui lui sta, e vede dietro a loro un diavolo scuro venire correndo su per il ponte roccioso. Un peccatore grava con ambedue le anche il suo omero, che è appuntito e alto, e il diavolo a sua volta tiene stretto il collo dei piedi. Dal ponte in cui sono i due poeti dice: “O Malebranche, ecco uno dei reggitori del comune di Lucca! Immergetelo nella pece, mentre torno di nuovo in quella città, che ne è molto provveduta: ognuno vi è barattiere, eccetto che Bonturo; del no, in cambio di denaro, vi si fa sì”.

Orbene, chi è questo anonimo personaggio, denominato “reggitore del comune di Lucca”, posto da Dante tra i barattieri? Guido da Pisa, e poi Buti, indicarono subito in un certo Martino Bottario il suddetto, con la conferma poi nel tempo da parte di altri commentatori. Di certo si era ancora nel campo delle ipotesi, fino a quando, qualche decennio or sono, se ne ebbe una prova documentale, con il ritrovamento di alcuni atti, tra i quali un estratto dai verbali di adunanza del Consiglio del Capitano e del Consiglio del Podestà di Lucca datato 30 settembre – 1 Ottobre 1295, che testimoniavano l’esistenza in vita, alla fine del 1200, di un tale Martino, in arte bottaio.

Inoltre, secondo Chiari, l’accertamento della data della morte di quel Martino barattiere, avvenuta nell’Aprile del 1300, precisamente nella notte tra il Venerdì e il Sabato Santo, dimostrerebbe che, “l’indicazione dell’ora e del giorno in cui si trovano in quella bolgia Dante e Virgilio, data da Malacoda, determina di preciso di quale Anziano si parli, come dovettero capire i contemporanei di Dante, e come difatti capì Guido da Pisa”.

Tuttavia, prove documentali o no, altri commentatori non meno prestigiosi, tra i quali Pietrobono e Grabher, insistettero nella tesi che il poeta, con la sua indicazione in perifrasi, si fosse riferito alla magistratura lucchese presa nel suo insieme, più che a un magistrato ben determinato.

@ METTETEL SOTTO, CH’I’ TORNO PER ANCHE

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