S’appressa la città c’ha nome Dite

S'appressa la città c'ha nome Dite

Virgilio disse: ‘Omai, figliuolo, s’appressa la città c’ha nome Dite, coi gravi cittadin, col grande stuolo ”. Così Dante, nella parte centrale dell’8^ canto dell’Inferno.

Ma a che cosa si riferisce Virgilio, che insieme al poeta sta attraversando lo Stige, nel quinto dell’Inferno, all’interno di una vetusta imbarcazione guidata da Flegias, dopo che hanno incontrato Filippo Argenti, e costui è stato prima ricacciato in malo modo nelle profondità della palude, e poi fatto a pezzi dai suoi compagni?

Naturalmente alla città di Dite, la terra sconsolata dalla quale prende inizio l’Inferno vero e proprio, il cd. Basso Inferno, la zona del regno dei dannati in cui si scontano i peccati più gravi nel giudizio divino.

Serrata da un’alta muraglia dalle sembianze ferrigne, e munita di fortificazioni simili ai minareti delle moschee di una qualsiasi città musulmana, le quali, agli occhi del poeta, appaiono vermiglie tanto sono divorate da un fuoco interno, è circondata per tutta la sua estensione dalle acque paludose dello Stige.

Fuori dalle porte della città, Dante vede frotte di diavoli che fanno la guardia con gli arpioni alzati e già atteggiati, come accadrà di lì a poco, a sbarrare il passo ai due pellegrini appena lasciati da Flegias sulla sponda limacciosa. Ma che cosa vedranno, poi, i due poeti, una volta che finalmente potranno mettere piede dentro Dite grazie al soccorso di Dio, sotto le spoglie di un angelo?

In base alla struttura morale dell’Inferno – che Virgilio esporrà a Dante quando saranno costretti a sostare, appoggiati entrambi alla copertura sollevata dell’avello di Anastasio II, in quanto dovranno abituarsi al fetore che risale dal basso prima di scendere il pendio – se fuori della città di Dite, quindi dal secondo al quinto cerchio, sono puniti gli incontinenti (lussuriosi, golosi, avari e prodighi, iracondi e accidiosi), al suo interno, perciò dal sesto all’ottavo cerchio, si castiga la frode.

Pertanto, i nostri eroi vedranno, ospitati in tre cerchi, digradanti come i primi tre, i tiranni, i suicidi e gli scialacquatori, i bestemmiatori, i sodomiti, gli usurai, i simoniaci, gli adulatori, i seduttori, i barattieri, gli ipocriti, i maghi e gli indovini, i ladri, i consiglieri fraudolenti, i seminatori di discordie e di scismi, nonché i falsari di ogni tipo. Per visitare, infine, il nono cerchio, dove incontreranno i traditori, i peccatori peggiori in assoluto. Ma questa è una storia tutta da raccontare.

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