Voi cittadini mi chiamaste Ciacco

6^ canto dell’Inferno.

Ciacco.

Nel terzo cerchio dell’Inferno. Ciacco dice a Dante: «La tua città, che è così colma di invidia che ha già superato il limite, mi accolse in sé nella vita terrena. Voi concittadini mi chiamaste Ciacco: a causa della nociva colpa della gola, come tu vedi, mi consumo sotto la pioggia. E io anima dolente non sono sola, perché tutte queste stanno a un tormento uguale per un peccato uguale».

Ciacco, collocato dal poeta in questo cerchio tra i golosi, già dai primi commentatori della Commedia fu ritenuto un mistero. Infatti, numerosi furono i loro sforzi per dargli un’identità sicura. Così, da un Ciacco di Buoninsegna, rinvenuto in un documento del 1264, passando per Tuccio del Ciacco, del popolo di San Pier Maggiore, “sindaco per la locazione del carcere dei Magnati” nel 1293, si è giunti a tale Ciacco di Pietro. E qualcuno addirittura pensò di identificarlo col rimatore Ciacco dell’Anguillara. Ma tutto ciò, nel corso del tempo, si è rivelato velleitario, tanto che ancora oggi non si conosce la vera identità del Ciacco dantesco.

Scavando nel personaggio, il modo stesso in cui Dante lo presenta a chi legge, dà ad intendere che tale nomignolo gli sia venuto dopo la nascita, forse, ad opera dei compagni. E se il soprannome in qualche maniera sconcerta, ancor di più lo fa la scenografia in cui è inserito il personaggio Ciacco. E il fatto che in vita sia stato noto a Firenze per la sua golosità, lo possiamo reputare vero in virtù della citazione dantesca: se il poeta lo ha scelto quale simbolo di questo peccato, ciò significa che egli merita sì il suo posto tra i golosi, ma vuol dire anche che egli è ritenuto il solo capace di riferire certe cose che qualcun altro non saprebbe o potrebbe dire.

Al punto che Dante gli farà pronunciare la prima profezia sulle vicende politiche della città, previa idonea domanda. La risposta? A Calendimaggio del 1300, la parte dei Guelfi Bianchi (la famiglia dei Cerchi) e quella dei Neri (i Donati), si azzufferanno a Piazza Santa Trinita per ingraziarsi, pare, alcune floride e danzanti fanciulle. Da questo fatto in apparenza banale, si scatenerà la classica reazione a catena, fino al più nefasto degli eventi per il poeta: il bando perenne dalla sua patria.

@ VOI CITTADINI MI CHIAMASTE CIACCO

Fonte: Enciclopedia dantesca, Treccani 1970

 

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