La bocca mi basciò tutto tremante

La bocca mi basciò tutto tremante

Siamo in una stanza appartata del castello di Gianni ‘Ciotto’ Malatesta, signore di Rimini. È l’autunno di un anno imprecisato tra il 1283 e il 1286. Il riverbero proveniente dal grande camino illumina i corpi, avvinghiati in un abbraccio amoroso, di Francesca da Polenta, sua moglie e figlia di Guido da Polenta il Vecchio, signore di Ravenna, e di Paolo Malatesta, suo fratello.

Intanto Gianni si aggira, trascinando la gamba sinistra – da qui il soprannome di ‘Ciotto’, lo Sciancato – per le altre sale del maniero. Ha gli occhi fuori dalle orbite e reca in mano un coltellaccio. Giunto davanti alla porta della stanza, la spalanca con un calcio, quasi staccandola dai cardini, ed entra come una furia.

Stop. Il resto è facilmente immaginabile. Così come, quel che precede, proviene unicamente dalla nostra fantasia. Appunto: se non fosse stato Dante, nel 5^ canto dell’Inferno, a rievocare poeticamente con una levità e un garbo impareggiabili la storia d’amore tra i due cognati, assurti a simbolo dell’amore trasgressivo, non avremmo avuto la minima contezza della loro esistenza terrena. Il racconto di Dante, infatti, è la sola testimonianza di questo dramma medievale di amore e morte’.

Così, quei pochi e generici riferimenti di cronaca attorno a tale vicenda, sono stati ricavati dagli esperti, nei secoli, proprio sulla traccia dantesca. Com’è stato possibile? Si dà il caso che il poeta possa aver conosciuto di persona Paolo Malatesta, quando ricoprì la carica annuale di capitano del popolo a Firenze (1282-1283). Di conseguenza, la sua familiarità con Francesca, quando, nel dialogo su cui s’impernia la parte principale del canto sopra citato, egli la chiama con il suo nome di battesimo – “Francesca, i tuoi tormenti mi rendono dolente e pietoso fino a farmi piangere”, senza che costei lo abbia mai pronunciato, ci appare più che giustificata.

Dialogo in cui Francesca, personaggio che inaugura la serie delle figure femminili di tutta la Commedia, scandisce il triste convegno d’amore di cui si è resa partecipe attiva, in ben tre tempi: l’innamoramento di Paolo – “L’amore, che si attacca subito al cuore nobile, suscitò in costui il desiderio del bel corpo che mi sottratto con violenza” – l’accettazione dell’amore da costui espresso – “L’amore, che non permette a chi è amato di non riamare, mi avvinse tanto della bellezza di costui…” – il drammatico e comune esito finale: “L’amore ci portò ad una stessa morte”. Il tutto, dipanandosi in otto versi meravigliosi entrati di diritto nella storia della letteratura di ogni tempo e Paese.

2 pensieri su “La bocca mi basciò tutto tremante

  1. Caro Carlo, come non mai il Sommo è riuscito nel 5° canto a descrivere con pochi versi la profonda passione che può accendere il vero Amore se pur dannato; e tu riesci come sempre a rendere fruibile la lettura.Complimenti

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...