Tu duca, tu segnore e tu maestro

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In primo piano Dante. Egli si è sentito umiliato, nel momento in cui Virgilio lo ha rimbrottato mettendo in luce, dapprima, la sua viltà a intraprendere il viaggio attraverso i tre regni oltremondani, e successivamente, poiché “tre beate si preoccupano per te nell’Empireo”, gli ha detto Virgilio, questi lo ha allettato con la promessa della salvezza.

Nella parte conclusiva del 2^ canto dell’Inferno, pertanto, paragonandosi ai fiorellini abbassati dal freddo della notte e non sbocciati, quando il sole li illumina all’alba, che si drizzano completamente dischiusi sui loro gambi, avviene in lui una trasformazione riguardo al proprio stato d’animo infiacchito.

E tanto buono ardire gli viene al cuore, che prorompe perentorio rivolgendosi così a Virgilio: “Oh pietosa colei che mi soccorse! e tu generoso che ubbidisti subito al verace discorso che ti rivolse! Tu mi hai così indotto il cuore al desiderio del viaggio con il tuo discorso, che sono ritornato al mio precedente proposito. Or va, che è di ambedue una singola volontà: tu duca, tu segnore e tu maestro ”.

Finalmente! Sono le parole che Virgilio si vuole sentir dire. Non è stato semplice, ma alla fine è riuscito nel proprio intento. Virgilio allora riprende la strada in direzione di una certa porta, e Dante subito gli si accoda, docile come uno scolaretto. E a noi non resta altro che seguirli con ammirazione.

2 pensieri su “Tu duca, tu segnore e tu maestro

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