Sappi ch’i’ fu’ il Camiscion de’ Pazzi

32^ canto dell’Inferno.

Camicione de’ Pazzi.

Nella prima zona (la Caina) di Cocito, nono cerchio dell’Inferno. Qui Camicione de’ Pazzi dice a Dante: «E affinché tu non mi costringa a parlare ancora, sappi che fui Camicione de’ Pazzi; e attendo Carlino che mi discolpi».

Camicione de’ Pazzi, collocato dal poeta in questa zona tra i traditori dei parenti, sembra che fosse colpevole dell’omicidio di un suo congiunto, tale Ubertino. Non si ha notizia di fatti sicuri che lo riguardino, tranne che in un documento viene citato tale Betto “quondam Guccii Dom. Uberti Camiscioni”, e che un suo nipote partecipò al convegno di San Godenzo insieme a Dante.

Il quale, va da sé, non poté non renderlo uno dei dannati confitti nel ghiaccio di Cocito, precisamente nella Caina, la zona riservata ai traditori dei parenti. Camicione prima spiega al poeta chi siano le due ombre nel ghiaccio con lui, congiunte insieme e che cozzano con le teste l’una con l’altra (Aleandro e Napoleone degli Alberti), nonché gli indica altri compagni di sorte vicini (Mordret, figlio del re Artù, la cui storia leggendaria fa parte del ciclo della Tavola Rotonda, il pistoiese Vanni de’ Cancellieri, detto Focaccia, efferato uccisore di parenti, addirittura del padre, come sostenuto dal Bambaglioli e dal figlio di Dante, Pietro, tra i primi commentatori della Commedia, e il fiorentino Sassolo Mascheroni, che uccise a tradimento un bambino, figlio di suo zio, per poter vantare diritti ereditari), poi si presenta dicendo il proprio nome, come riportato in apertura, e da ultimo lancia una frecciata diretta a un suo congiunto, tale Carlino (anche lui un de’ Pazzi, che sarà destinato alla seconda zona di Cocito, l’Antenora, dimora dei traditori della patria).

Su questo personaggio si espresse a suo tempo il Momigliano: “Parla con un piglio sgarbato, spavaldo, testardo, uguale dal principio alla fine, con frasi asimmetriche come la sua faccia dalle orecchie mozze mulescamente puntata verso il ghiaccio, ora fluenti in versi rapidi, ora chiuse in versi troncati a mezzo o bizzarramente ossitoni, tutte suggerite dal cinismo bestiale di chi è oramai incallito nella miseria e nella malignità della propria condizione”.

@ SAPPI CH’I’ FU’ IL CAMISCION DE’ PAZZI

Fonte: Enciclopedia dantesca, Treccani 1970

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